Traduzione di Paragrafo 38, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Non enim Tiberius, non accusatores fatiscebant. Et Ancharius Priscus Caesium Cordum pro consule Cretae postulaverat repetundis, addito maiestatis crimine, quod tum omnium accusationum complementum erat. Caesar Antistium Veterem e primoribus Macedoniae, absolutum adulterii, increpitis iudicibus ad dicendam maiestatis causam retraxit, ut turbidum et Rhescuporidis consiliis permixtum, qua tempestate Cotye [fratre] interfecto bellum adversus nos volverat. Igitur aqua et igni interdictum reo, adpositumque ut teneretur insula neque Macedoniae neque Thraeciae opportuna. Nam Thraecia diviso imperio in Rhoemetalcen et libetos Cotyis, quis ob infantiam tutor erat Trebellenus Rufus, insolentia nostri discors agebat neque minus Rhoemetalcen quam Trebellenum incusans popularium iniurias inultas sinere. Coelaletae Odrusaeque et Dii, validae nationes, arma cepere, ducibus diversis et paribus inter se per ignobilitatem; quae causa fuit ne in bellum atrox coalescerent. Pars turbant praesentia, alii montem Haemum transgrediuntur ut remotos populos concirent; plurimi ac maxime compositi regem urbemque Philippopolim, a Macedone Philippo sitam, circumsidunt.

Traduzione all'italiano


Infatti non Tiberio, non gli accusatori davano segni di cedimento. E Ancario Prisco aveva denunciato il proconsole di Creta Cesio Cordo di concussione, aggiungendovi il delitto di lesa maestà, che era allora il complemento inevitabile di tutte le accuse. Con un duro richiamo ai giudici, che già avevano assolto l'imputato dall'accusa di adulterio, Tiberio rifece il processo di lesa maestà ad Antistio Vetere, un notabile della Macedonia, perché sedizioso e coinvolto nelle trame di Rescuporide, quando costui, ucciso Coti, aveva meditato di farci guerra. Fu dunque condannato all'esilio e relegato, per di più, in un'isola dai collegamenti difficili con Macedonia e Tracia. La Tracia infatti, dopo la divisione del potere tra Remetalce e i figli di Coti, dei quali, per la loro giovane età, era tutore Trebelleno Rufo, ci osteggiava, perché non abituata al nostro governo, e imputava tanto a Remetalce quanto a Trebellieno di lasciare impuniti gli affronti subiti da tutto il popolo. Le forti tribù dei Celaleti, degli Odrusi e dei Dii presero le armi sotto la guida di capi fra loro divisi e accomunati solo dalle umili origini: questo il motivo se non seppero coalizzarsi in una guerra altrimenti assai dura. Alcuni attizzarono disordini nel nostro territorio, altri valicarono il monte Emo per far sollevare le popolazioni più lontane; i più e i meglio organizzati assediarono Remetalce e la città di Filippopoli, fondata da Filippo il Macedone.