Traduzione di Paragrafo 34, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Paucorum haec adsensu audita: plures obturbabant neque relatum de negotio neque Caecinam dignum tantae rei censorem. Mox Valerius Messalinus, cui parens Messala ineratque imago paternae facundiae, respondit multa duritiae veterum [IN] melius et laetius mutata; neque enim, ut olim, obsideri urbem bellis aut provincias hostilis esse. Et pauca feminarum necessitatibus concidi quae ne coniugum quidem penatis, adeo socios non onerent; cetera promisca cum marito nec ullum in eo pacis impedimentum. Bella plane accinctis obeunda: sed revertentibus post laborem quod honestius quam uxorium levamentum? At quasdam in ambitionem aut avaritiam prolapsas. Quid? Ipsorum magistratuum nonne plerosque variis libidinibus obnoxios? Non tamen ideo neminem in provinciam mitti. Corruptos saepe pravitatibus uxorum maritos: num ergo omnis caelibes integros? Placuisse quondam Oppias leges, sic temporibus rei publicae postulantibus: remissum aliquid postea et mitigatum, quia expedierit. Frustra nostram ignaviam alia ad vocabula transferri: nam viri in eo culpam si femina modum excedat. Porro ob unius aut alterius imbecillum animum male eripi maritis consortia rerum secundarum adversarumque. Simul sexum natura invalidum deseri et exponi suo luxu, cupidinibus alienis. Vix praesenti custodia manere inlaesa coniugia: quid fore si per pluris annos in modum discidii oblitterentur? Sic obviam irent iis quae alibi peccarentur ut flagitiorum urbis meminissent. Addidit pauca Drusus de matrimonio suo; nam principibus adeunda saepius longinqua imperii. Quoties divum Augustum in Occidentem atque Orientem meavisse comite Livia! se quoque in Illyricum profectum et, si ita conducat, alias ad gentis iturum, haud semper aeque animo si ab uxore carissima et tot communium liberorum parente divelleretur. Sic Caecinae sententia elusa.

Traduzione all'italiano


Queste parole trovarono ben pochi consensi: i più protestavano che la discussione non era all'ordine del giorno, né Cecina il censore adatto per un argomento così rilevante. Ma la risposta la diede, subito dopo, Valerio Messalino, somigliantissimo al padre Messalla e, come lui, brillante oratore: molte intransigenze del passato avevano subÏto accomodamenti e attenuazioni; né, come un tempo, la guerra attanagliava Roma né esisteva l'ostilità delle province; poche peraltro erano le concessioni alle necessità delle donne, e non pesavano sulle sostanze dei mariti e tanto meno degli alleati; il resto l'anno in comune con il marito, senza che ciò comprometta la pace. La guerra era compito di uomini liberi da impacci, d'accordo, ma al loro ritorno, dopo le fatiche, quale più degno conforto della presenza della moglie? Certo, alcune sono state preda di ambizione e avidità. Ma gli stessi magistrati, in molti casi, non sono forse stati vittima delle più disparate passioni? E non per questo tutti costoro sono esclusi dal governo delle province! I mariti sarebbero spesso corrotti dalle iniziative personali delle mogli: ma i celibi sono tutti irreprensibili? Un tempo si erano volute le leggi Oppie, perché questa era l'esigenza politica del momento, ma poi erano state in parte abrogate e in parte attenuate, perché così era parso utile. Vano perciò mascherare sotto altro nome la nostra debolezza, perché le intemperanze delle mogli sono imputabili al marito. Inoltre sarebbe davvero un male togliere, per la inconsistenza di carattere di uno o due magistrati, le loro compagne nei momenti di gioia o di sconforto; e, nel contempo, si lascerebbe la donna, già fragile per natura, esposta alle proprie intemperanze e alle voglie altrui. Già era difficile conservare intatto il matrimonio con il controllo del marito presente: cosa accadrebbe, se fossero dimenticate per più anni, in una sorta di divorzio? Era bene, certo, trovare un rimedio a colpe commesse altrove, ma senza dimenticare gli scandali che avvenivano a Roma. Aggiunse poche parole Druso, con riferimento al suo matrimonio: molto spesso infatti i principi dovevano portarsi nelle più lontane regioni dell'impero. Quante volte infatti il divo Augusto s'era recato in Occidente e in Oriente in compagnia di Livia! Quanto a sé, era stato nell'Illirico e, in caso di necessità, sarebbe andato presso altri popoli, ma con l'animo non sereno, se doveva staccarsi dalla sposa carissima, madre di tanti figli comuni. E così la proposta di Cecina venne accantonata. |