Traduzione di Paragrafo 30, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Fine anni concessere vita insignes viri L. Volusius et Sallustius Crispus. Volusio vetus familia neque tamen praeturam egressa: ipse consulatum intulit, censoria etiam potestate legendis equitum decuriis functus, opumque quis domus illa immensum viguit primus adcumulator. Crispum equestri ortum loco C. Sallustius, rerum Romanarum florentissimus auctor, sororis nepotem in nomen adscivit. Atque ille, quamquam prompto ad capessendos honores aditu, Maecenatem aemulatus sine dignitate senatoria multos triumphalium consulariumque potentia antiit, diversus a veterum instituto per cultum et munditias copiaque et affluentia luxu propior. Suberat tamen vigor animi ingentibus negotiis par, eo acrior quo somnum et inertiam magis ostentabat. Igitur incolumi Maecenate proximus, mox praecipuus, cui secreta imperatorum inniterentur, et interficiendi Postumi Agrippae conscius, aetate provecta speciem magis in amicitia principis quam vim tenuit. Idque et Maecenati acciderat, fato potentiae raro sempiternae, an satias capit aut illos cum omnia tribuerunt aut hos cum iam nihil reliquum est quod cupiant.

Traduzione all'italiano


Morirono, sul finire dell'anno, due personaggi illustri, Lucio Volusio e Sallustio Crispo. La famiglia di Volusio era antica, ma i suoi membri non erano mai andati oltre la pretura; egli, invece, vi portò il consolato ed esercitò anche la funzione di censore per la scelta delle decurie dei cavalieri, e fu il primo ad accumulare quelle ricchezze, per cui tanto si affermò il nome del suo casato. Crispo, proveniente da una famiglia equestre, venne adottato da Gaio Sallustio, il celeberrimo storico romano, quale nipote della sorella, ed ebbe da lui il nome. Ma, benché gli fosse aperta la strada a qualunque carica politica, emulò Mecenate e, pur senza la dignità senatoria, superò in potenza molti che riportarono il trionfo e furono consoli: lontano, per raffinata eleganza, dai modi degli antichi, sfiorava la fastosa dissipazione, grazie alla disponibilità di mezzi di cui godeva. Si trattava peraltro di una facciata, che nascondeva un ingegno vigoroso, all'altezza di grandi responsabilità, tanto più penetrante quanto più egli ostentava torpore e indolenza. Finché visse Mecenate, fu secondo dietro a quello, ma, in seguito, fu il primo depositario dei segreti dell'imperatore, anche se, perché informato dell'assassinio di Postumo Agrippa, da vecchio, godette, più in apparenza che in realtà, la confidente amicizia del principe. Ma così era stato anche per Mecenate, essendo il destino della potenza solo in pochi casi eterno, o forse così è per la sazietà dei benefattori, che pensano di aver dato tutto, o dei beneficiati, cui nulla resta da desiderare.