Traduzione di Paragrafo 26, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Vetustissimi mortalium, nulla adhuc mala libidine, sine probro, scelere eoque sine poena aut coercitionibus agebant. Neque praemiis opus erat cum honesta suopte ingenio peterentur; et ubi nihil contra morem cuperent, nihil per metum vetabantur. At postquam exui aequalitas et pro modestia ac pudore ambitio et vis incedebat, provenere dominationes multosque apud populos aeternum mansere. Quidam statim aut postquam regum pertaesum leges maluerunt. Hae primo rudibus hominum animis simplices erant; maximeque fama celebravit Cretensium, quas Minos, Spartanorum, quas Lycurgus, ac mox Atheniensibus quaesitiores iam et plures Solo perscripsit. Nobis Romulus ut libitum imperitaverat: dein Numa religionibus et divino iure populum devinxit, repertaque quaedam a Tullo et Anco. Sed praecipuus Servius Tullius sanctor legum fuit quis etiam reges obtemperarent.

Traduzione all'italiano


Gli uomini primitivi, non sfiorati ancora da insane passioni, vivevano senza infamie, senza delitti e quindi senza castighi o repressioni. Neppure c'era bisogno di premi, perché tendevano a scopi degni per impulso naturale; e poiché i loro desideri non violavano consuetudini vigenti, non si ponevano divieti fondati sulla paura. Ma, dopo che le condizioni di eguaglianza vennero sovvertite e, in luogo del senso dei limiti e del rispetto altrui, subentrarono l'ambizione e la prepotenza, sorsero i governi dispotici, destinati a durare per sempre presso molti popoli. Alcuni invece, presto o più tardi, per maturato odio verso i re, preferirono il potere delle leggi. Queste da principio, in armonia con la rozza natura degli uomini, furono semplici; e godettero di una fama particolare quelle date da Minosse ai Cretesi, da Licurgo agli Spartani e poi quelle, più articolate e numerose, di Solone per gli Ateniesi. Da noi Romolo aveva regnato a suo arbitrio; dopo di lui Numa vincolò il popolo alle pratiche religiose e al diritto divino, e altre norme introdussero Tullo e Anco, ma fu Servio Tullio il più importante ordinatore di leggi, alle quali erano sottoposti i re stessi.