Traduzione di Paragrafo 23, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Lepida ludorum diebus qui cognitionem intervenerant theatrum cum claris feminis ingressa, lamentatione flebili maiores suos ciens ipsumque Pompeium, cuius ea monimenta et adstantes imagines visebantur, tantum misericordiae permovit ut effusi in lacrimas saeva et detestanda Quirinio clamitarent, cuius senectae atque orbitati et obscurissimae domui destinata quondam uxor L. Caesari ac divo Augusto nurus dederetur. Dein tormentis servorum patefacta sunt flagitia itumque in sententiam Rubelli Blandi a quo aqua atque igni arcebatur. Huic Drusus adsensit quamquam alii mitius censuissent. Mox Scauro, qui filiam ex ea genuerat, datum ne bona publicarentur. Tum demum aperuit Tiberius compertum sibi etiam ex P. Quirinii servis veneno eum a Lepida petitum.

Traduzione all'italiano


Nei giorni dedicati agli spettacoli, che avevano fatto sospendere il processo, Lepida entrò in teatro con un seguito di nobildonne, invocando con sommessi lamenti i suoi antenati e lo stesso Pompeo, di cui quell'edificio era vivo ricordo e le cui statue stavano lì visibili a tutti, e suscitò tanta commozione che i presenti, in preda al pianto, levarono feroci ingiurie e imprecazioni contro Quirinio, al quale, vecchio e senza figli e di oscurissima famiglia, veniva sacrificata una donna un tempo destinata a essere moglie di Lucio Cesare e nuora del divo Augusto. Ma in seguito, sottoposti gli schiavi a tortura, venne alla luce la vergognosa condotta di Lepida, e fu accolto il parere di Rubellio Blando, che proponeva per lei l'interdizione dall'acqua e dal fuoco. Gli diede il suo assenso Druso, benché altri si fossero espressi per una sentenza più mite. Per un riguardo a Scauro, che da lei aveva avuto una figlia, non si procedette alla confisca dei beni. Solo allora Tiberio rivelò di aver appreso dagli schiavi di Publio Quirinio che Lepida aveva attentato col veleno alla vita di quest'ultimo.