Traduzione di Paragrafo 21, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Quae postquam L. Apronio (nam Camillo successerat) comperta, magis dedecore suorum quam gloria hostis anxius, raro ea tempestate et e vetere memoria facinore decumum quemque ignominiosae cohortis sorte ductos fusti necat. Tantumque severitate profectum ut vexillum veteranorum, non amplius quingenti numero, easdem Tacfarinatis copias praesidium cui Thala nomen adgressas fuderint. Quo proelio Rufus Helvius gregarius miles servati civis decus rettulit donatusque est ab Apronio torquibus et hasta. Caesar addidit civicam coronam, quod non eam quoque Apronius iure proconsulis tribuisset questus magis quam offensus. Sed Tacfarinas perculsis Numidis et obsidia aspernantibus spargit bellum, ubi instaretur cedens ac rursum in terga remeans. Et dum ea ratio barbaro fuit, inritum fessumque Romanum impune ludificabatur: postquam deflexit ad maritimos locos, inligatus praeda stativis castris adhaerebat, missu patris Apronius Caesianus cum equite et cohortibus auxiliariis, quis velocissimos legionum addiderat, prosperam adversum Numidas pugnam facit pellitque in deserta.

Traduzione all'italiano


Quando Lucio Apronio, succeduto a Camillo, ebbe notizia dei fatti, preoccupato più del disonore dei suoi che del vanto menato dal nemico, rinnovando un gesto raro a quel tempo, ma di antica tradizione, ordina la decimazione della coorte disonorata, facendo flagellare a morte i sorteggiati. Tale severità fu così efficace che un reparto di non oltre cinquecento veterani sterminò quelle stesse bande di Tacfarinate, che avevano assalito il forte di nome Tala. In quello scontro il soldato semplice Elvio Rufo, distintosi per aver salvato un cittadino, fu insignito da Apronio con una collana e un'asta. Cesare vi aggiunse una corona civica, lamentando, pur senza risentimento, che non gliela avesse conferita Apronio stesso, per la facoltà che gli dava la sua carica di proconsole. Tacfarinate allora, vedendo i Numidi scoraggiati e recalcitranti agli assedi, amplia il fronte della guerra, ritirandosi, se incalzato, per poi ripiombare addosso alle spalle. E finché il barbaro ricorse a tale tattica, poté beffare impunemente i Romani, che si sfiancavano invano; ma quando ripiegò verso la costa, bloccato dalla preda, dovette fermarsi in attendamenti stabili; Apronio Cesiano, inviato dal padre con cavalleria e coorti ausiliarie, cui s'erano aggiunti i soldati più veloci delle legioni, affrontò i Numidi in una battaglia coronata da successo e li ricacciò nel deserto.