Traduzione di Paragrafo 20, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Eodem anno Tacfarinas, quem priore aestate pulsum a Camillo memoravi, bellum in Africa renovat, vagis primum populationibus et ob pernicitatem inultis, dein vicos excindere, trahere gravis praedas; postremo haud procul Pagyda flumine cohortem Romanam circumsedit. Praeerat castello Decrius impiger manu, exercitus militia et illam obsidionem flagitii ratus. Is cohortatus milites, ut copiam pugnae in aperto faceret aciem pro castris instruit. Primoque impetu pulsa cohorte promptus inter tela occursat fugientibus, increpat signiferos quod inconditis aut desertoribus miles Romanus terga daret; simul exceptat vulnera et quamquam transfosso oculo adversum os in hostem intendit neque proelium omisit donec desertus suis caderet.

Traduzione all'italiano


In quello stesso anno Tacfarinate, respinto nell'estate precedente da Camillo, come già ricordato, riprende la guerra in Africa, dapprima con scorrerie su obiettivi sparsi, rimaste impunite per la loro fulmineità, poi devastando i villaggi e trascinandosi via prede consistenti e, per finire, accerchia una coorte romana non lontano dal fiume Pagyda. Comandava la guarnigione Decrio, uomo d'azione e di grande esperienza militare, che considerava quell'assedio una vergogna. Costui arringa i soldati e li schiera davanti alle fortificazioni, per rendere possibile lo scontro in campo aperto. Ma, al primo assalto, la coorte cede e allora, energico tra la pioggia dei dardi, affronta chi fugge, rimprovera i portainsegne, perché un soldato romano non volta le spalle a un'accozzaglia di banditi e di disertori; e, nonostante le ferite subite e un occhio trafitto affronta a viso aperto il nemico; e cessò di combattere solo quando, abbandonato dai suoi, cadde morto.