Traduzione di Paragrafo 18, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Multa ex ea sententia mitigata sunt a principe: ne nomen Pisonis fastis eximeretur, quando M. Antonii quid bellum patriae fecisset, Iulli Antonii qui domum Augusti violasset, manerent. Et M. Pisonem ignominiae exemit concessitque ei paterna bona, satis firmus, ut saepe memoravi, adversum pecuniam et tum pudore absolutae Plancinae placabilior. Atque idem, cum Valerius Messalinus signum aureum in aede Martis Vltoris, Caecina Severus aram ultioni statuendam censuissent, prohibuit, ob externas ea victorias sacrari dictitans, domestica mala tristitia operienda. Addiderat Messalinus Tiberio et Augustae et Antoniae et Agrippinae Drusoque ob vindictam Germanici gratis agendas omiseratque Claudii mentionem. Et Messalinum quidem L. Asprenas senatu coram ercontatus est an prudens praeterisset; ac tum demum nomen Claudii adscriptum est. Mihi quanto plura recentium seu veterum revolvo tanto magis ludibria rerum mortalium cunctis in negotiis obversantur. Quippe fama spe veneratione potius omnes destinabantur imperio quam quem futurum principem fortuna in occulto tenebat.

Traduzione all'italiano


In molti punti la proposta venne mitigata dal principe: nessuna cancellazione del nome di Pisone dai fasti, dal momento che nella lista rimanevano quello di Marco Antonio, che aveva mosso guerra alla patria, e quello di Iullo Antonio, che aveva profanato la casa di Augusto; e sottrasse dall'infamia Marco Pisone e gli concesse i beni paterni, mostrandosi saldo, come spesso ho ricordato, di fronte alle tentazioni del denaro e, in quella circostanza, più disposto alla clemenza per la vergogna dell'assoluzione accordata a Plancina. Alla proposta avanzata da Valerio Messalino di innalzare una statua d'oro nel tempio di Marte Ultore o a quella di Cecina Severo per la fondazione di un'ara alla Vendetta, oppose un rifiuto, obiettando che erano gesti rituali per le vittorie esterne, mentre le sventure domestiche vanno chiuse sotto un velo di tristezza. Messalino aveva anche aggiunto un pubblico ringraziamento a Tiberio, Augusta, Antonia, Agrippina e Druso, per aver vendicato Germanico, senza far menzione di Claudio. Lucio Asprenate, in pieno senato, domandò a Messalino se l'avesse tralasciato intenzionalmente; solo a questo punto venne incluso il nome di Claudio. Per parte mia, quanto più ripenso a vicende recenti o passate, tanto più ho la conferma del capriccio che si dispiega in tutte le vicende umane. Perché per fama, speranza e stima tutti potevano essere indicati come la persona designata all'impero, piuttosto che quello tenuto segretamente in serbo dalla fortuna quale futuro imperatore.