Traduzione di Paragrafo 14, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Defensio in ceteris trepidavit; nam neque ambitionem militarem neque provinciam pessimo cuique obnoxiam, ne contumelias quidem adversum imperatorem infitiari poterat: solum veneni crimen visus est diluisse, quod ne accusatores quidem satis firmabant, in convivio Germanici, cum super eum Piso discumberet, infectos manibus eius cibos arguentes. Quippe absurdum videbatur inter aliena servitia et tot adstantium visu, ipso Germanico coram, id ausum; offerebatque familiam reus et ministros in tormenta flagitabat. Sed iudices per diversa implacabiles erant, Caesar ob bellum provinciae inlatum, senatus numquam satis credito sine fraude Germanicum interisse. * * scripsissent expostulantes, quod haud minus Tiberius quam Piso abnuere. Simul populi ante curiam voces audiebantur: non temperaturos manibus si patrum sententias evasisset. Effigiesque Pisonis traxerant in Gemonias ac divellebant, ni iussu principis protectae repositaeque forent. Igitur inditus lecticae et a tribuno praetoriae cohortis deductus est vario rumore custos saluti an mortis exactor sequeretur.

Traduzione all'italiano


La difesa ebbe difficoltà su quasi tutti i punti. Non era infatti possibile smentire né la sua pratica di intrighi presso l'esercito né che avesse messo la provincia in mano ai peggiori elementi, né le offese rivolte a Germanico. Solo l'accusa di veneficio parve non reggere, perché neppure gli accusatori le davano un solido fondamento, quando sostenevano che, nel corso di un banchetto in casa di Germanico, stando Pisone nel posto superiore al suo, gli aveva avvelenato il cibo con le sue mani. Appariva infatti incredibile che, in mezzo a servitori non suoi, osservato da tante persone presenti e sotto gli occhi dello stesso Germanico, avesse osato tanto. L'accusato chiamava a testimoni gli schiavi e insisteva perché se ne raccogliessero le dichiarazioni rese sotto tortura. Ma i giudici erano implacabili per motivi diversi: Tiberio per la guerra portata in una provincia; il senato perché non aveva mai creduto davvero che Germanico fosse morto senza una trama delittuosa ... chiedendo cosa avessero scritto, ma rifiutarono Tiberio non meno di Pisone. Intanto davanti alla curia si udivano le grida della folla: l'avrebbero fatto a pezzi loro, se fosse sfuggito alla condanna del senato. E avevano già trascinato la statua di Pisone sulle Gemonie, pronti a farla a pezzi, se, per ordine dell'imperatore, non fosse stata loro sottratta e rimessa al suo posto. Pisone fu quindi fatto salire su una lettiga e condotto via da un tribuno della coorte pretoria, fra commenti contrastanti: lo accompagnava a custodia della sua incolumità o per eseguire la condanna a morte?