Traduzione di Paragrafo 12, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Die senatus Caesar orationem habuit meditato temperamento. Patris sui legatum atque amicum Pisonem fuisse adiutoremque Germanico datum a se auctore senatu rebus apud Orientem administrandis. Illic contumacia et certaminibus asperasset iuvenem exituque eius laetatus esset an scelere extinxisset, integris animis diiudicandum. 'nam si legatus officii terminos, obsequium erga imperatorem exuit eiusdemque morte et luctu meo laetatus est, odero seponamque a domo mea et privatas inimicitias non vi principis ulciscar: sin facinus in cuiuscumque mortalium nece vindicandum detegitur, vos vero et liberos Germanici et nos parentes iustis solaciis adficite. Simulque illud reputate, turbide et seditiose tractaverit exercitus Piso, quaesita sint per ambitionem studia militum, armis repetita provincia, an falsa haec in maius vulgaverint accusatores, quorum ego nimiis studiis iure suscenseo. Nam quo pertinuit nudare corpus et contrectandum vulgi oculis permittere differrique etiam per externos tamquam veneno interceptus esset, si incerta adhuc ista et scrutanda sunt? Defleo equidem filium meum semperque deflebo: sed neque reum prohibeo quo minus cuncta proferat, quibus innocentia eius sublevari aut, si qua fuit iniquitas Germanici, coargui possit, vosque oro ne, quia dolori meo causa conexa est, obiecta crimina pro adprobatis accipiatis. Si quos propinquus sanguis aut fides sua patronos dedit, quantum quisque eloquentia et cura valet, iuvate periclitantem: ad eundem laborem, eandem constantiam accusatores hortor. Id solum Germanico super leges praestiterimus, quod in curia potius quam in foro, apud senatum quam apud iudices de morte eius anquiritur: cetera pari modestia tractentur. Nemo Drusi lacrimas, nemo maestitiam meam spectet, nec si qua in nos adversa finguntur.'

Traduzione all'italiano


Il giorno dell'udienza in senato, Tiberio tenne un discorso calibratissimo. Pisone, disse, era stato legato e amico di suo padre ed egli, su proposta del senato, l'aveva assegnato a Germanico come collaboratore per l'amministrazione dell'Oriente. Ora si trattava di giudicare con scrupolosa imparzialità se, in quella sede, avesse esasperato il giovane Germanico con la sua ostinazione e con atteggiamenti conflittuali e se si fosse allietato della sua morte, oppure se l'avesse provocata col delitto. "Se infatti come legato ha violato i limiti della sua carica e la deferenza dovuta al suo comandante e se si è compiaciuto della sua morte e del mio dolore, lo odierò, lo allontanerò dalla mia casa, ma non sfogherò la mia avversione privata col mio potere di principe; se, invece, si scopre un delitto da punirsi con la morte, qualunque sia la vittima, allora sarete voi a dare la giusta consolazione ai figli di Germanico e a me, suo padre. E ancora tocca a voi valutare se Pisone abbia provocato disordini e ribellioni nell'esercito, se abbia cercato popolarità tra i soldati con mezzi illeciti, se abbia tentato di riavere la provincia con le armi, o se invece si tratta di esagerazioni false divulgate dai suoi accusatori, del cui eccesso di zelo non posso non essere giustamente irritato. Infatti a quale scopo esibire il suo corpo nudo ed esporlo agli occhi della folla, perché lo potesse toccare, e quale lo scopo di far correre la voce, anche fra popoli stranieri, che doveva essere vittima di un avvelenamento, se tutto è ancora in dubbio e oggetto di inchiesta? Sì, io piango mio figlio e sempre lo piangerò, ma non impedisco certo all'accusato di produrre tutte le prove, che servano a far valere la sua innocenza o anche a mettere in chiaro i torti di Germanico, se mai vi furono; vi chiedo di non prendere come fondate le accuse riversategli addosso, per il solo fatto che questa causa è connessa al mio dolore. E se i legami di sangue e i doveri dell'amicizia gli hanno dato dei difensori, voi difensori, con tutta l'eloquenza e la passione di cui siete capaci, aiutate quest'uomo in pericolo. Richiamo gli accusatori allo stesso impegno e alla stessa coerente fermezza. Solo in una cosa daremo a Germanico un privilegio al di sopra delle leggi, nell'aprire l'indagine sulla sua morte nella curia invece che nel foro, davanti al senato e non davanti ai giudici comuni. Per il resto ogni cosa deve essere all'insegna dello stesso senso della misura. Nessuno tenga conto delle lacrime di Druso, nessuno del mio sconforto, neppure se si imbastiscono maldicenze contro di noi."