Traduzione di Paragrafo 11, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Atque interim Drusus rediens Illyrico, quamquam patres censuissent ob receptum Maroboduum et res priore aestate gestas ut ovans iniret, prolato honore urbem intravit. Post quae reo L. Arruntium, P. Vinicium, Asinium Gallum, Aeserninum Marcellum, Sex. Pompeium patronos petenti iisque diversa excusantibus M'. Lepidus et L. Piso et Livineius Regulus adfuere, arrecta omni civitate, quanta fides amicis Germanici, quae fiducia reo; satin cohiberet ac premeret sensus suos Tiberius. Haud alias intentior populus plus sibi in principem occultae vocis aut suspicacis silentii permisit.

Traduzione all'italiano


Frattanto Druso, di ritorno dall'Illirico, benché i senatori gli avessero decretato l'ovazione per la resa di Maroboduo e le operazioni dell'estate precedente, rientrò a Roma, preferendo rimandare la cerimonia. Dopo di che, avendo Pisone chiesto come difensori Lucio Arrunzio, Publio Vinicio, Asinio Gallo, Esernino Marcello e Sesto Pompeo, al loro rifiuto, diversamente motivato, si dissero disponibili Marco Lepido, Lucio Pisone e Livineio Regolo, mentre tutta la città era tesa a misurare il grado di lealtà esistente tra gli amici di Germanico e la fiduciosa sicurezza espressa da Pisone, e ancora se Tiberio fosse riuscito a controllare e reprimere i propri sentimenti. In nessun'altra circostanza il popolo fu più vigile, né mai più si permise tante segrete mormorazioni o silenzi pieni di sospetto nei riguardi dell'imperatore.