Traduzione di Paragrafo 10, Libro 3 di Tacito

Versione originale in latino


Postera die Fuleinius Trio Pisonem apud consules postulavit. Contra Vitellius ac Veranius ceterique Germanicum comitati tendebant, nullas esse partis Trioni; neque se accusatores sed rerum indices et testis mandata Germanici perlaturos. Ille dimissa eius causae delatione, ut priorem vitam accusaret obtinuit, petitumque est a principe cognitionem exciperet. Quod ne reus quidem abnuebat, studia populi et patrum metuens: contra Tiberium spernendis rumoribus validum et conscientiae matris innexum esse; veraque aut in deterius credita indice ab uno facilius discerni, odium et invidiam apud multos valere. Haud fallebat Tiberium moles cognitionis quaque ipse fama distraheretur. Igitur paucis familiarium adhibitis minas accusantium et hinc preces audit integramque causam ad senatum remittit.

Traduzione all'italiano


L'indomani Fulcinio Trione sporse denunzia ai consoli contro Pisone. Espressero la loro opposizione Vitellio e Veranio e tutti gli altri che avevano accompagnato Germanico, sostenendo la totale estraneità di Trione nella vicenda, e che loro non si presentavano come accusatori ma per far conoscere - a documentazione dei fatti e in qualità di testimoni - le volontà di Germanico. Trione rinunciò all'accusa in quella causa, ma ottenne di mettere sotto accusa Pisone per la sua precedente condotta, e fu chiesto a Tiberio di istruire il processo. Del che non si mostrava contrario neppure l'accusato, preoccupato degli umori del popolo e dei senatori: per converso, sapeva che Tiberio era capace di fronteggiare l'opinione pubblica ed era legato alla complicità della madre; pensava che per un giudice unico è più facile distinguere il vero dai fatti deformati dalla credulità, mentre di fronte a molti prevalgono l'odio e i rancori. Tiberio non sottovalutava la gravità dell'inchiesta, né ignorava i sospetti di cui era bersaglio. Perciò, dopo aver ascoltato, alla presenza di pochi fidati collaboratori, i minacciosi attacchi degli accusatori da una parte e le suppliche dell'accusato dall'altra, rimanda la causa al senato senza aver preso decisioni.