Traduzione di Paragrafo 82, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


At Romae, postquam Germanici valetudo percrebuit cunctaque ut ex longinquo aucta in deterius adferebantur, dolor ira, et erumpebant questus. Ideo nimirum in extremas terras relegatum, ideo Pisoni permissam provinciam; hoc egisse secretos Augustae cum Plancina sermones. Vera prorsus de Druso seniores locutos: displicere regnantibus civilia filiorum ingenia, neque ob aliud interceptos quam quia populum Romanum aequo iure complecti reddita libertate agitaverint. Hos vulgi sermones audita mors adeo incendit ut ante edictum magistratuum, ante senatus consultum sumpto iustitio desererentur fora, clauderentur domus. Passim silentia et gemitus, nihil compositum in ostentationem; et quamquam neque insignibus lugentium abstinerent, altius animis maerebant. Forte negotiatores vivente adhuc Germanico Syria egressi laetiora de valetudine eius attulere. Statim credita, statim vulgata sunt: ut quisque obvius, quamvis leviter audita in alios atque illi in plures cumulata gaudio transferunt. Cursant per urbem, molinutur templorum foris; iuvat credulitatem nox et promptior inter tenebras adfirmatio. Nec obstitit falsis Tiberius donec tempore ac spatio vanescerent: et populus quasi rursum ereptum acrius doluit.

Traduzione all'italiano


A Roma intanto, al diffondersi delle voci sulla malattia di Germanico, con l'aggiunta, data la distanza, di particolari drammatici, ci furono manifestazioni di dolore, d'ira, di protesta: ecco perché l'avevano relegato in terre così lontane, ecco perché s'era voluto affidare la provincia a Pisone; questo era il risultato delle intese segrete tra Augusta e Plancina. I vecchi dunque avevano ben ragione di dire, a proposito di Druso, che chi regna non gradisce la disposizione liberale dei figli, e che non per altro Druso e Germanico erano stati tolti di mezzo, se non per la loro intenzione di restaurare presso il popolo romano l'eguaglianza del diritto, restituendogli la libertà. Questi discorsi della folla furono, alla notizia della sua morte, alimentati al punto che, interrotta la vita pubblica prima dell'editto dei magistrati e delle decisioni del senato, il foro si svuotò e si serrarono le case. Ovunque silenzio e pianto, senza alcuna falsa ostentazione e, benché non si evitassero segni visibili della comune afflizione, il dolore era vissuto nel profondo del cuore. Successe che alcuni mercanti, partiti dalla Siria quando Germanico era ancora in vita, recassero notizie confortanti sulla sua salute. Furono subito credute e, in un batter d'occhio, divulgate. Ciascuno, incontrandosi con altri, comunica con gioia notizie apprese, per quanto insicure, e questi ancora ad altri, esagerandole per il giubilo. Corrono per la città, forzano le porte dei templi, mentre la notte favorisce la credulità e, al buio, l'assenso è più facile. Non si oppose Tiberio a queste false speranze e lasciò che svanissero col passare del tempo. E il popolo, quasi Germanico gli fosse strappato una seconda volta, provò un dolore più acerbo.