Traduzione di Paragrafo 81, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Interim Piso classem haud procul opperientem adpugnare frustra temptavit; regressusque et pro muris, modo semet adflictando, modo singulos nomine ciens, praemiis vocans, seditionem coeptabat, adeoque commoverat ut signifer legionis sextae signum ad eum transtulerit. Tum Sentius occanere cornua tubasque et peti aggerem, erigi scalas iussit ac promptissimum quemque succedere, alios tormentis hastas saxa et faces ingerere. Tandem victa pertinacia Piso oravit ut traditis armis maneret in castello, dum Caesar cui Syriam permitteret consulitur. Non receptae condiciones nec aliud quam naves et tutum in urbem iter concessum est.

Traduzione all'italiano


Frattanto Pisone tentò, senza successo, di attaccare la flotta che stava alla fonda a poca distanza. Tornato a terra, dagli spalti cercava, ora esibendo la sua disperazione, ora chiamando ciascuno per nome, ora promettendo ricompense, di provocare una sollevazione a suo favore, e li aveva suggestionati al punto che l'alfiere della Sesta legione passò con l'insegna dalla sua parte. A questo punto Senzio fece suonare i corni e le trombe e diede l'ordine di cercar materiale per il terrapieno, di drizzare le scale, ai più decisi di muovere avanti e agli altri di investire il nemico con macchine da lancio, aste, massi e dardi infuocati. Vinto infine nella sua ostinazione, Pisone chiese di rimanere, dopo la consegna delle armi, nella fortezza, fino a che Tiberio non avesse deciso a chi affidare la Siria. Le condizioni furono respinte, e Pisone ottenne solo delle navi e via libera per Roma.