Traduzione di Paragrafo 80, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Nec Piso, quamquam coepta secus cadebant, omisit tutissima e praesentibus, sed castellum Ciliciae munitum admodum, cui nomen Celenderis, occupat; nam admixtis desertoribus et tirone nuper intercepto suisque et Plancinae servitiis auxilia Cilicum quae reguli miserane in numerum legionis composuerat. Caesarisque se legatum testabatur provincia quam is dedisset arceri, non a legionibus (earum quippe accitu venire), sed a Sentio privatum odium falsis criminibus tegente. Consisterent in acie, non pugnaturis militibus ubi Pisonem ab ipsis parentem quondam appellatum, si iure ageretur, potiorem, si armis, non invalidum vidissent tum pro munimentis castelli manipulos explicat colle arduo et derupto; nam cetera mari cinguntur. Contra veterani ordinibus ac subsidiis instructi: hinc militum, inde locorum asperitas, sed non animus, non spes, ne tela quidem nisi agrestia aut subitum in usum properata. Ut venere in manus, non ultra dubitatum quam dum Romanae cohortes in aequum eniterentur: vertunt terga Cilices seque castello claudunt.

Traduzione all'italiano


Pisone, sebbene le sue iniziative avessero preso una piega diversa da quanto sperava, non trascurò ciò che al momento era più utile per la sua sicurezza, e occupa una ben arroccata fortezza della Cilicia, chiamata Celenderi. Infatti, assommando i disertori, le reclute poco prima intercettate, gli schiavi propri e di Plancina coi rinforzi della Cilicia, inviatigli dai piccoli re locali, disponeva degli effettivi di una legione. E proclamava che lui, legato di Cesare, da quella provincia che Tiberio gli aveva dato veniva respinto non per iniziativa delle legioni - che anzi era lì proprio da loro chiamato - bensì di Senzio, il quale mascherava sotto false accuse il suo odio personale. Scendessero pure in campo: quei soldati, non appena riconosciuto Pisone, che loro stessi in passato avevano chiamato padre, non avrebbero combattuto: era più forte, se era in gioco il diritto, e non certo da meno, se la parola passava alle armi. E poi dispiega i suoi manipoli davanti agli spalti della fortezza su un'altura scoscesa, ripida e con gli altri lati circondati dal mare. Li fronteggiavano i veterani schierati nei loro reparti con le relative riserve: da un lato l'asprezza di veri soldati, dall'altro quella della posizione, però non coraggio, non speranza e neppure armi, se non attrezzi agricoli e oggetti preparati per l'emergenza. Giunti allo scontro, l'incertezza durò solo il tempo impiegato dalle coorti romane per salire sulla spianata del colle: i Cilici volgono le spalle e si asserragliano nella fortezza.