Traduzione di Paragrafo 79, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur oram Lyciae ac Pamphyliae praelegentes, obviis navibus quae Agrippinam vehebant, utrimque infensi arma primo expediere: dein mutua formidine non ultra iurgium processum est, Marsusque Vibius nuntiavit Pisoni Romam ad dicendam causam veniret. Ille eludens respondit adfuturum ubi praetor qui de veneficiis quaereret reo atque accusatoribus diem prodixisset. Interim Domitius Laodiciam urbem Syriae adpulsus, cum hiberna sextae legionis peteret, quod eam maxime novis consiliis idoneam rebatur, a Pacuvio legato praevenitur. Id Sentius Pisoni per litteras aperit monetque ne castra corruptoribus, ne provinciam bello temptet. Quosque Germanici memores aut inimicis eius adversos cognoverat, contrahit, magnitudinem imperatoris identidem ingerens et rem publicam armis peti; ducitque validam manum et proelio paratam.

Traduzione all'italiano


Nel veleggiare lungo le coste della Licia e della Panfilia, incrociarono le navi che trasportavano Agrippina; le due parti, ostili, misero dapprima mano alle armi, ma poi, per reciproca paura, non andarono oltre un scambio d'insulti, e Marso Vibio intimò a Pisone di venire a Roma per discolparsi. Gli rispose sarcastico che ci sarebbe stato quando il pretore, incaricato dell'inchiesta di veneficio, avesse fissato il giorno ad accusato e accusatori. Intanto Domizio, approdato a Laodicea, città della Siria, punta verso la sede invernale della sesta legione, che era giudicata la più disponibile a questa avventura, ma lo previene il legato Pacuvio. Di ciò Senzio informa Pisone con un messaggio, diffidandolo da tentativi di corruzione negli accampamenti e di guerra nella provincia. Quanti sapeva fedeli alla memoria di Germanico o nemici dei suoi avversari, tutti li aduna e non cessa di ribadire la maestà dell'imperatore e il rischio di un attacco armato allo stato; si pone alla testa di forze consistenti, pronte allo scontro.