Traduzione di Paragrafo 77, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Contra Domitius Celer, ex intima eius amicitia, disseruit utendum eventu: Pisonem, non Sentium Syriae praepositum; huic fascis et ius praetoris, huic legiones datas. Si quid hostile ingruat, quem iustius arma oppositurum quam qui legati auctoritatem et propria mandata acceperit? Relinquendum etiam rumoribus tempus quo senescant: plerumque innocentis recenti invidiae imparis. At si teneat exercitum, augeat viris, multa quae provideri non possint fortuito in melius casura. 'an festinamus cum Germanici cineribus adpellere, ut te inauditum et indefensum planctus Agrippinae ac vulgus imperitum primo rumore rapiant? Est tibi Augustae conscientia, est Caesaris favor, sed in occulto, et perisse Germanicum nulli iactantius maerent quam qui maxime laetantur.'

Traduzione all'italiano


Per converso, Domizio Celere, suo intimo amico, sosteneva la necessità di approfittare del momento: a Pisone e non a Senzio era stato conferito il governo della Siria; lui aveva ricevuto i fasci, l'autorità pretoria, le legioni. In caso di un attacco nemico, nessuno era legittimato a opporre le armi più di lui, che aveva ricevuto l'autorità di legato e istruzioni personali dell'imperatore. Bisognava dare alle chiacchiere il tempo di invecchiare: spesso gli innocenti soccombono di fronte all'odiosità di un'accusa recente. Al contrario, se aveva in mano un esercito, se accresceva le sue forze, molti avvenimenti imprevedibili, nelle mani del caso, potevano risolversi a suo favore. "O dovremo affrettarci e arrivare insieme alle ceneri di Germanico, perché, al diffondersi delle prime voci, ti travolgano, inascoltato e indifeso, le grida disperate di Agrippina e la folla cieca? Hai dalla tua l'appoggio di Augusta, hai il sostegno di Cesare, sia pure in segreto; e della morte di Germanico nessuno si dorrà con maggior ostentazione di chi, più d'ogni altro, ne trae letizia."