Traduzione di Paragrafo 71, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Caesar paulisper ad spem erectus, dein fesso corpore ubi finis aderat, adsistentis amicos in hunc modum adloquitur: 'si fato concederem, iustus mihi dolor etiam adversus deos esset, quod me parentibus liberis patriae intra inventam praematuro exitu raperent: nunc scelere Pisonis et Plancinae interceptus ultimas preces pectoribus vestris relinquo: referatis patri ac fratri, quibus acerbitatibus dilaceratus, quibus insidiis circumventus miserrimam vitam pessima morte finierim. Si quos spes meae, si quos propinquus sanguis, etiam quos invidia erga viventem movebat, inlacrimabunt quondam florentem et tot bellorum superstitem muliebri fraude cecidisse. Erit vobis locus querendi apud senatum, invocandi leges. Non hoc praecipuum amicorum munus est, prosequi defunctum ignavo questu, sed quae voluerit meminisse, quae mandaverit exequi. Flebunt Germanicum etiam ignoti: vindicabitis vos, si me potius quam fortunam meam fovebatis. Ostendite populo Romano divi Augusti neptem eandemque coniugem meam, numerate sex liberos. Misericordia cum accusantibus erit fingentibusque scelesta mandata aut non credent homines aut non ignoscent.' iuravere amici dextram morientis contingentes spiritum ante quam ultionem amissuros.

Traduzione all'italiano


Germanico riprese un poco a sperare ma poi, stremato, sentendo vicina la fine, così parla agli amici che gli si stringevano intorno: "Se me ne andassi per volere del destino, avrei ragione di dolermi anche verso gli dèi, perché con morte prematura mi strappano, nel fiore della giovinezza, ai genitori, ai figli, alla patria. Ora, vittima degli scellerati intrighi di Pisone e Plancina, affido ai vostri cuori le mie ultime preghiere: riferite al padre e al fratello da quali amarezze straziato, da quali insidie avvolto io abbia concluso questa vita infelicissima con una morte tremenda. Quanti s'interessavano a me, in vita, per le speranze che di me davo o per i miei legami di sangue o per gelosia, piangeranno il fatto che io, un giorno al vertice della fortuna e sopravvissuto a tante guerre, sia caduto per l'inganno di una donna. Avrete il modo di lamentarvi in senato e di invocare le leggi. Compito primo degli amici non è accompagnare il defunto con sterile lamento, ma ricordarne i desideri e attuare le sue volontà. Anche degli sconosciuti piangeranno Germanico, ma sarete voi a vendicarmi, se il vostro attaccamento era a me e non alla mia fortuna. Mostrate al popolo romano la nipote del divo Augusto, che è pure la mia sposa, additate i miei sei figli: la pietà starà con gli accusatori e a chi, mentendo, parlerà di ordini scellerati, nessuno potrà credere o concedere il perdono." Stringendo la destra del morente, gli amici giurarono che avrebbero rinunciato alla vita piuttosto che alla vendetta.