Traduzione di Paragrafo 65, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Nihil aeque Tiberium anxium habebat quam ne composita turbarentur. Deligit centurionem qui nuntiaret regibus ne armis disceptarent; statimque a Cotye dimissa sunt quae paraverat auxilia. Rhescuporis ficta modestia postulat eundem in locum coiretur: posse de controvensiis conloquio transigi. Nec diu dubitatum de tempore, loco, dein condicionibus, cum alter facilitate, alter fraude cuncta inter se concederent acciperentque. Rhescuporis sanciendo, ut dictitabat, foederi convivium adicit, tractaque in multam noctem laetitia per epulas ac vinolentiam incautum Cotyn postquam dolum intellexerat, sacra regni, eiusdem familiae deos et hospitalis mensas obtestantem catenis onerat. Thraeciaque omni potitus scripsit ad Tiberium structas sibi insidias, praeventum insidiatorem; simul bellum adversus Bastarnas Scythasque praetendens novis peditum et equitum copiis sese firmabat. Molliter rescriptum, si fraus abesset, posse eum innocentiae fidere; ceterum neque se neque senatum nisi cognita causa ius et iniuriam discreturos: proinde tradito Cotye veniret transferretque invidiam criminis.

Traduzione all'italiano


Nulla turbava Tiberio quanto l'alterazione dell'ordine stabilito. Scelse un centurione che intimasse ai due re di non esprimere i loro contrasti con le armi; e subito Coti congedò i reparti mercenari da lui raccolti. Rescuporide, con simulata arrendevolezza, chiese un incontro con Coti: era possibile superare, in un colloquio, le divergenze. Non ci furono lungaggini sul giorno, il luogo e le modalità dell'incontro, perché tutte le reciproche concessioni si ispiravano per l'uno alla disponibilità e alla frode per l'altro. Rescuporide, per sancire l'accordo, come andava dicendo, organizza un banchetto e, protratta la festa fino a notte fonda, tra cibi e abbondanti libagioni, mette in catene lo sprovveduto Coti che, accortosi dell'inganno, invocava inutilmente la sacralità della persona del re, gli dèi della medesima famiglia e i sacri diritti dell'ospitalità. Impossessatosi dell'intera Tracia, scrisse a Tiberio di un complotto ordito ai suoi danni e di aver prevenuto il responsabile; intanto, col pretesto di una guerra contro i Bastarni e gli Sciti, si rafforzava con nuovi reparti di fanti e cavalieri. La risposta di Tiberio fu morbida: egli poteva, in assenza di frode, contare sulla propria innocenza; ma, quanto a sé e al senato, potevano esprimersi in merito, sul diritto e sul torto, solo dopo un esame dei fatti: doveva perciò, consegnato Coti, presentarsi e addossare all'altro l'odiosa responsabilità del crimine.