Traduzione di Paragrafo 61, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Ceterum Germanicus aliis quoque miraculis intendit animum, quorum praecipua fuere Memnonis saxca effigies, ubi radiis solis icta est, vocalem sonum reddens, disiectasque inter et vix pervias arenas instar montium eductae pyramides certamine et opibus regum, lacusque effossa humo, superfluentis Nili receptacula; atque alibi angustiae et profunda altitudo, nullis inquirentium spatiis penetrabilis. Exim ventum Elephantinen ac Syenen, claustra olim Romani imperii, quod nunc rubrum ad mare patescit.

Traduzione all'italiano


Germanico s'appassionò anche ad altre meraviglie, tra cui spiccavano la statua in pietra di Memnone, che, colpita dai primi raggi del sole, emette un suono come di voce; tra le sabbie sparse qua e là e a stento praticabili, le piramidi a guisa di montagne, innalzate a gara del fasto dei re; il lago scavato nel suolo, destinato a raccogliere le acque sovrabbondanti del Nilo; altrove, le strette del fiume e la sua immensa profondità, inaccessibile alle misure di chi lo scandaglia. Si giunse poi a Elefantina e a Siene, estremo limite un tempo dell'impero romano, che ora spazia sino al mar Rosso.