Traduzione di Paragrafo 60, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Sed Germanicus nondum comperto profectionem eam incusari Nilo subvehebatur, orsus oppido a Canopo. Condidere id Spartani ob sepultum illic rectorem navis Canopum, qua tempestate Menelaus Graeciam repetens diversum ad mare terramque Libyam deiectus est. Inde proximum amnis os dicatum Herculi, quem indigenae ortum apud se et antiquissimum perhibent eosque, qui postea pari virtute fuerint, in cognomentum eius adscitos; mox visit veterum Thebarum magna vestigia. Et manebant structis molibus litterae Aegyptiae, priorem opulentiam complexae: iussusque e senioribus sacerdotum patrium sermonem interpretari, referebat habitasse quondam septingenta milia aetate militari, atque eo cum exercitu regem Rhamsen Libya Aethiopia Medisque et Persis et Bactriano ac Scytha potitum quasque terras Suri Armeniique et contigui Cappadoces colunt, inde Bithynum, hinc Lycium ad mare imperio tenuisse. Legebantur et indicta gentibus tributa, pondu.s argenti et auri, numerus armorum equorumque et dona templis ebur atque odores, quasque copias frumenti et omnium utensilium quaeque natio penderet, haud minus magnifica quam nunc vi Parthorum aut potentia Romana iubentur.

Traduzione all'italiano


Ma Germanico, ancora ignaro delle dure critiche mosse al suo viaggio, risaliva il Nilo, partito dalla città di Canopo. La fondarono gli Spartani a ricordo del pilota di nave Canopo, ivi sepolto al tempo in cui Menelao, al suo ritorno in Grecia, fu risospinto verso il mare opposto e la terra di Libia. Non lontano da lì c'è - e Germanico la visitò - l'imboccatura del fiume consacrata a Ercole, che gli indigeni dicono nato nel loro paese in tempi remotissimi e sostengono che, quanti poi lo eguagliarono in valore, abbiano tratto da lui il loro nome; visitò in seguito le imponenti rovine dell'antica Tebe. Su quei monumenti colossali si conservavano ancora iscrizioni in caratteri egizi a compendio del passato splendore; e uno dei più anziani sacerdoti, invitato a tradurre la lingua dei suoi padri, riferiva che là un tempo avevano avuto dimora settecentomila uomini atti alle armi e che, con quell'esercito, il re Ramsete, conquistata la Libia, l'Etiopia, la Media, la Persia, la Battriana e la Scizia e le terre abitate da Siri, Armeni e dai vicini Cappadoci, aveva esteso i suoi domini da un lato fino al mare di Bitinia e dall'altro fino a quello di Licia. Vi si leggevano anche i tributi imposti ai vari popoli, la misura, in peso, d'oro e d'argento, il numero di armi e cavalli, le offerte votive ai templi, l'avorio e i profumi e le quantità di frumento e di ogni altro bene necessario alla vita che ogni popolo doveva pagare: tributi non meno grandiosi di quanto oggi impongono la forza dei Parti o la potenza di Roma.