Traduzione di Paragrafo 57, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Cunctaque socialia prospere composita non ideo laetum Germanicum habebant ob superbiam Pisonis qui iussus partem legionum ipse aut per filium in Armeniam ducere utrumque neglexerat Cyrri demum apud hiberna decumae legionis convenere, firmato vultu, Piso adversus metum, Germanicus ne minari crederetur; et erat, ut rettuli, clementior. Sed amici accendendis offensionibus callidi intendere vera, adgerere falsa ipsumque et Plancinam et filios variis modis criminari. Postremo paucis familiarium adhibitis sermo coeptus a Caesare, qualem ira et dissimulatio gignit, responsum a Pisone precibus contumacibus; discesseruntque apertis odiis. Post quae rarus in tribunali Caesaris Piso, et si quando adsideret, atrox ac dissentire manifestus. Vox quoque eius audita est in convivio, cum apud regem Nabataeorum coronae aureae magno pondere Caesari et Agrippinae, leves Pisoni et ceteris offerrentur, principis Romani, non Parthi regis filio eas epulas dari; abiecitque simul coronam et multa in luxum addidit quae Germanico quamquam acerba tolerabantur tamen.

Traduzione all'italiano


La brillante sistemazione di tutti i rapporti con gli alleati non bastava a rasserenare però Germanico, disturbato dall'arroganza di Pisone che, nonostante l'ordine di condurre in Armenia una parte delle legioni o personalmente o per mezzo di suo figlio, non si era impegnato a fare né l'una cosa né l'altra. Finalmente a Cirro, presso il campo invernale della Decima legione, si incontrarono entrambi con un atteggiamento fermo, Pisone per nascondere la paura, Germanico non volendo apparire minaccioso; mentre era, come già rilevato, fin troppo mite. Ma i suoi amici, abili ad attizzare risentimenti, esageravano il vero, aggiungevano accuse false, incriminando in mille modi Pisone, Plancina e i loro figli. Infine, alla presenza di pochi intimi, ci fu il colloquio, avviato da Germanico all'insegna di una collera contenuta, cui fecero eco le arroganti giustificazioni di Pisone; sicché si lasciarono con avversione esplicita. Dopo di che Pisone si fece vedere di rado nel tribunale di Cesare e, se vi compariva, si mostrava truce in volto e in aperto dissenso. Durante un banchetto presso il re dei Nabatei, quando furono offerte corone d'oro massiccio a Germanico e Agrippina e corone più leggere agli altri e a Pisone stesso, lo si sentì anche affermare che il convito era in onore di un principe romano e non per il figlio del re dei Parti; e, nel dire ciò, gettò via la corona, e aggiunse espressioni durissime contro il fasto: erano bocconi amari per Germanico, che però non reagiva.