Traduzione di Paragrafo 55, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


At Cn. Piso quo properantius destinata inciperet civitatem Atheniensium turbido incessu exterritam oratione saeva increpat, oblique Germanicum perstringens quod contra decus Romani nominis non Atheniensis tot cladibus extinctos, sed conluviem illam nationum comitate nimia coluisset: hos enim esse Mithridatis adversus Sullam, Antonii adversus divum Augustum socios. Etiam vetena obiectabat, quae in Macedones inprospere, violenter in suos fecissent, offensus urbi propria quoque ira quia Theophilum quendam Areo iudicio falsi damnatum precibus suis non concederent. Exim navigatione celeri per Cycladas ee compendia maris adsequitur Germanicum apud insulam Rhodum, haud nescium quibus insectationibus petitus foret: sed tanta mansuetudine agebat ut, cum orta tempestas raperet in abrupta possetque interitus inimici ad casum referri, miserit triremis quarum subsidio discrimini eximeretur. Neque tamen mitigatus Piso, et vix diei moram perpessus linquit Germanicum praevenitque. Et postquam Syriam ac legiones attigit, largitione, ambitu, infimos manipularium iuvando, cum veteres centuriones, severos tribunos demoveret locaque eorum clientibus suis vel deterrimo cuique attribueret, desidiam in castris, licentiam in urbibus, vagum ac lascivientem per agros militem sineret, eo usque corruptionis provectus est ut sermone vulgi parens legionum haberetur. Nec Plancina se intra decora feminis tenebat, .sed exercitio equitum, decursibus cohortium interesse, in Agrippinam, in Germanicum contumelias iacere, quibusdam etiam bonorum militum ad mala obsequia promptis, quod haud invito imperatore ea fieri occultus rumor incedebat. Nota haec Germanico, sed praeverti ad Armenios instantior cura fuit.

Traduzione all'italiano


Intanto Gneo Pisone affretta l'esecuzione del suo piano. Entrato con modi aggressivi in un'Atene spaventata, le rivolge un duro rimprovero - ed era un attacco indiretto a Germanico - per avere, a danno della dignità di Roma, riservato degli onori eccessivamente compiacenti, non già agli Ateniesi, ormai estinti dopo tanti rovesci subiti, bensì a un ibrido miscuglio di genti disparate: gli stessi che avevano appoggiato Mitridate contro Silla e Antonio contro il divo Augusto. E rinfacciava loro anche trascorsi lontani, quali le guerre perdute contro i Macedoni e le persecuzioni contro i concittadini, sdegnato verso la città anche per ragioni personali, in quanto essa non voleva tener conto del suo intervento a favore di un certo Teofilo, condannato per falso dal tribunale dell'Areopago. Quindi con una rapida navigazione attraverso le Cicladi, per le rotte più brevi, raggiunge nell'isola di Rodi Germanico, già informato peraltro degli attacchi a lui diretti. Ma era uomo di tanta mitezza che, vedendo una tempesta trascinare la nave sugli scogli, pur potendo attribuire al caso la morte di quel suo avversario, mandò in soccorso delle triremi, per sottrarlo al rischio mortale. Né ciò valse ad ammansire Pisone che, obbligato contro voglia alla sosta di una giornata, lasciò subito Germanico, precedendolo. Raggiunte le legioni in Siria, con ricorso a donativi, con gesti demagogici e privilegiando gli ultimi tra i soldati, mentre destituiva i vecchi centurioni e i rigidi tribuni, rimpiazzandoli coi suoi protetti e con elementi screditati, e consentendo ai soldati di oziare liberamente nel campo o di scatenarsi nelle città o che per le campagne vagabondasse una soldataglia sfrenata, arrivò a consentire tanta corruzione da farsi chiamare, nel linguaggio corrente, "padre delle legioni". Da parte sua Plancina, in trasgressione al decoro femminile, interveniva alle esercitazioni dei cavalieri e alle manovre delle coorti, lanciava ingiurie contro Agrippina e Germanico, tra la compiacente disponibilità anche di bravi soldati, perché si andava mormorando che ciò avveniva non senza il consenso dell'imperatore. Germanico ne era al corrente, ma a lui premeva soprattutto di arrivare presto in Armenia.