Traduzione di Paragrafo 52, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Eodem anno coeptum in Africa bellum, duce hostium Tacfarinate. Is natione Numida, in castris Romanis auxiliaria stipendia meritus, mox desertor, vagos primum et latrociniis suetos ad praedam et raptus congregare, dein more militiae per vexilla et turmas componere, postremo non inconditae turbae sed Musulamiorum dux haberi. Valida ea gens et solitudinibus Africae propinqua, nullo etiam tum urbium cultu, cepit arma Maurosque accolas in bellum traxit: dux et his, Mazippa. Divisusque exercitus, ut Tacfarinas lectos viros et Romanum in modum armatos castris attineret, disciplina et imperiis suesceret, Mazippa levi cum copia incendia et caedis et terrorem circumferret. Coapulerantque Cinithios, haud spernendam nationem, in eadem, cum Furius Camillus pro consule Africae legionem et quod sub signis sociorum in unum conductos ad hostem duxit, modicam manum, si multitudinem Numidarum atque Maurorum spectares; sed nihil aeque cavabatur quam ne bellum metu eluderent; spe victoriae inducti sunt ut vincerentur. Igitur legio medio, leves cohortes duaeque alae in cornibus locantur. Nec Tacfarinas pugnam detrectavit. Fusi Numidae, multosque post annos Furio nomini partum decus militiae. Nam post illum reciperatorem urbis filiumque eius Camillum penes alias familias imperatoria laus fuerat; atque hic, quem memoramus, bellorum expers habebatur. Eo pronior Tiberius res gestas apud senatum celebravit; et decrevere patres triumphalia insignia, quod Camillo ob modestiam vitae impune fuit.

Traduzione all'italiano


Nello stesso anno ebbe inizio la guerra in Africa. Capo dei nemici era Tacfarinate. Costui, originario della Numidia, aveva prestato servizio nell'esercito romano tra gli ausiliari, per poi disertare; s'era quindi messo a raccogliere sbandati avvezzi al brigantaggio, dapprima in vista di razzie e saccheggi, ma in seguito li aveva riuniti in una specie di esercito con reparti e drappelli, e ora, per finire, si spacciava non più come capo di bande disordinate ma come capo dei Musulami. Questo potente popolo, stanziato vicino al deserto d'Africa, non sfiorato dalla civiltà urbana, prese le armi e trascinò alla guerra i vicini Mauri. Avevano anch'essi un capo, Mazippa; e l'esercito fu così diviso: Tacfarinate teneva nel campo gli uomini migliori, armati alla romana, per addestrarli alla disciplina e al comando; Mazippa invece, con le sue truppe armate alla leggera, seminava tutt'attorno incendi, massacri, terrore. E aveva indotto un popolo non trascurabile come i Cinizi a far causa comune, quando il proconsole d'Africa Furio Camillo, riuniti in un unico corpo la legione e i reparti alleati sotto le sue insegne, li guidò contro il nemico: erano forze modeste in confronto alla massa dei Numidi e dei Mauri, tuttavia la paura maggiore era che i nemici evitassero lo scontro, perché intimoriti. Ma proprio la fiducia di vincere li portò alla sconfitta. La legione viene dunque collocata al centro; le coorti leggere e due ali di cavalleria ai lati. Non rifiutò Tacfarinate la battaglia. I Numidi furono sgominati e, dopo molti anni, il nome dei Furi si fregiò dell'onore delle armi. Infatti dopo il ben noto salvatore di Roma e suo figlio Camillo, il prestigio di annoverare un comandante vittorioso era passato ad altre famiglie. E anche questo Furio, di cui abbiamo fatto menzione, non godeva credito in fatto di esperienza militare. Tanto più volentieri ne celebrò Tiberio in senato l'impresa, e i senatori gli decretarono le insegne trionfali, cosa che non produsse a Camillo, grazie alla riservatezza della sua vita, conseguenze nocive.