Traduzione di Paragrafo 43, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Igitur haec et de Armenia quae supra memoravi apud patres disseruit, nec posse motum Orientem nisi Germanici sapientia conponi: nam suam aetatem vergere, Drusi nondum satis adolevisse. Tunc decreto patrum per missae Germanico provinciae quae mari dividuntur, maiusque imperium, quoquo adisset, quam iis qui sorte aut missu principis obtinerent sed Tiberius demoverat Syria Creticum Silanum, per adfinitatem conexam Germanico, quia Silani filia Neroni vetustissimo liberorum eius pacta erat, praefeceratque Cn. Pisonem, ingenio violentum et obsequii ignarum, insita ferocia a patre Pisone qui civili bello resurgentis in Africa partis acerrimo ministerio adversus Caesarem iuvit, mox Brutum et Cassium secutus concesso reditu petitione honorum abstinuit, donec ultro ambiretur delatum ab Augusto consulatum accipere. Sed praeter patemos spiritus uxoris quoque Plancinae nobilitate et opibus accendebatur; vix Tiberio concedere, liberos eius ut multum infra despectare. Nec dubium habebat se delectum qui Syriae imponeretur ad spes Germanici coercendas. Credidere quidam data et a Tiberio occulta mandata; et Plancinam haud dubie Augusta monuit aemulatione muliebri Agrippinam insectandi divisa namque et discors aula erat tacitis in Drusum aut Germanicum studiis. Tiberius ut proprium et sui sanguinis Drusum fovebat: Germanico alienatio patrui amorem apud ceteros auxerat, et quia claritudine matemi generis anteibat, avum M. Antonium, avunculum Augustum ferens. Contra Druso proavus eques Romanus Pomponius Atticus dedecere Claudiorum imagines videbatur: et coniunx Germanici Agrippina fecunditate ac fama Liviam uxorem Drusi praecellebat. Sed fratres egregie concordes et proximorum certaminibus inconcussi.

Traduzione all'italiano


Trattò dunque Tiberio in senato tali problemi, oltre a quelli, già ricordati, relativi all'Armenia, sostenendo che solo la saggezza di Germanico poteva dare assetto all'Oriente in fermento: la sua propria età infatti piegava verso il tramonto e Druso non aveva ancora maturità sufficiente. Allora, per decreto senatorio, vennero affidate a Germanico le province d'oltremare e gli fu conferito un potere, valido ovunque si fosse recato, superiore a quello dei governatori, designati per sorteggio o per mandato del principe. Peraltro Tiberio aveva rimosso dalla Siria Cretico Silano, legato da parentela a Germanico, in quanto la figlia di Silano era stata promessa a Nerone, il maggiore dei figli di Germanico, e vi aveva insediato Gneo Pisone, dal temperamento violentemente passionale e insofferente di ogni forma di subordinazione per la naturale fierezza, ereditata dal padre Pisone. Quest'ultimo, nel corso della guerra civile contro Cesare, aveva aiutato, con accanita sollecitudine, la parte pompeiana, che cercava la riscossa in Africa; più tardi, benché avesse seguito Bruto e Cassio, gli fu concesso il ritorno in patria, ed egli evitò di presentarsi candidato per cariche pubbliche, finché non venne convinto ad accettare il consolato offertogli da Augusto. Oltre che dalla tempra paterna, traeva orgoglio anche dalla nobiltà e dalla ricchezza della moglie Plancina; cedeva con fatica il passo a Tiberio e guardava dall'alto i figli di lui come molto inferiori a sé. Capiva perfettamente d'essere stato scelto come governatore della Siria per contenere le mire di Germanico. Secondo alcuni Tiberio gli avrebbe affidato incarichi segreti; certo è che Augusta, puntando sulle gelosie femminili, indusse Plancina a perseguitare Agrippina. La corte era infatti divisa, in tacite simpatie, tra Druso e Germanico. Tiberio era tutto per Druso, perché sangue del suo sangue; le scarse simpatie dello zio verso Germanico avevano dilatato in altri l'amore per lui, grazie anche alla superiorità del suo ramo materno, in fatto di nobiltà, potendo vantare come nonno Marco Antonio e Augusto come zio. Il padre del nonno di Druso era invece un semplice cavaliere romano, quel Pomponio Attico, che sembrava sfigurare di fronte alle immagini dei Claudii. Agrippina poi, coniuge di Germanico, superava per fecondità e buon nome Livia, moglie di Druso. Ma i fratelli andavano di perfetto accordo, non turbati dalle rivalità dei parenti.

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