Traduzione di Paragrafo 4, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Dein iussu Augusti inpositus Artavasdes et non sine clade nostra deiectus. Tum Gaius Caesar componendae Armeniae deligitur. Is Ariobarzanen, origine Medum, ob insignem corporis formam et praeclarum animum volentibus Armeniis praefecit. Ariobantane morte fortuita absumpto stirpem eius haud toleravere; temptatoque feminae imperio, cui nomen Erato, eaque brevi pulsa, incerti solutique et magis sine domino quam in libertate profugum Vononen in regnum accipiunt. Sed ubi minitari Artabanus et parum subsidii in Armeniis, vel, si nostra vi defenderetur, bellum adversus Parthos sumendum erat, rector Syriae Creticus Silanus excitum custodia circumdat, manente luxu et regio nomine. Quod ludibrium ut effugere agitaverit Vonones in loco reddemus.

Traduzione all'italiano


Allora, per volere di Augusto, fu imposto sul trono Artavasde, poi abbattuto non senza gravi perdite per noi. Riceve a questo punto l'incarico di pacificare l'Armenia Gaio Cesare. Questi vi mise a capo Ariobarzane, originario della Media e bene accetto agli Armeni per la straordinaria prestanza fisica e il grande coraggio. Scomparso Ariobarzane per morte accidentale, non vollero saperne della sua discendenza; dopo aver sperimentato il governo di una donna, di nome Erato, presto scacciata, incerti e disuniti e più senza padrone che in stato di libertà, accolgono come re il profugo Vonone. Ma alle prime minacce di Artabano, poiché si poteva fare poco conto sul sostegno degli Armeni, oppure appariva inevitabile la guerra coi Parti, se lo si voleva difendere con le nostre forze, il governatore della Siria, Cretico Silano, convoca Vonone e lo tiene sotto sorveglianza, pur conservandogli il fasto e il nome di re. Cos'abbia poi escogitato Vonone, per sottrarsi a tale onta, lo narreremo a suo tempo.