Traduzione di Paragrafo 38, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Inclinatio senatus incitamentum Tiberio fuit quo promptius adversaretur, his ferme verbis usus: 'si quantum pauperum est venire huc et liberis suis petere pecunias coeperint, singuli numquam exsatiabuntur, res publica deficiet. Nec sane ideo a maioribus concessum est egredi aliquando relationem et quod in commune conducat loco sententiae proferre, ut privata negotia et res familiaris nostras hic augeamus, cum invidia senatus et principum, sive indulserint largitionem sive abnuerint. Non enim preces sunt istud, sed efflagitatio, intempestiva quidem et inprovisa, cum aliis de rebus convenerint patres, consurgere et numero atque aetate liberum suorum urgere modestiam senatus, eandem vim in me transmittere ac velut perfringere aerarium, quod si ambitione exhauserimus, per scelera supplendum erit. Dedit tibi, Hortale, divus Augustus pecuniam, sed non conpellatus nec en lege ut semper daretur. Languescet alioqui industria, intendetur socordia, si nullus ex se metus aut spes, et securi omnes aliena subsidia expectabunt, sibi ignavi, nobis graves.' haec atque talia, quamquam cum adsensu audita ab iis quibus omnia principum, honesta atque inhonesta, laudare mos est, plures per silentium aut occultum murmur excepere. Sensitque Tiberius; et cum paulum reticuisset, Hortalo se respondisse ait: ceterum si patribus videretur, daturum liberis eius ducena sestertia singulis, qui sexus virilis essent. Egere alii grates: siluit Hortalus, pavore an avitae nobilitatis etiam inter angustias fortunae retinens. Neque miseratus est posthac Tiberius, quamvis domus Hortensii pudendam ad inopiam delaberetur.

Traduzione all'italiano


Il trasparente favore del senato indusse Tiberio a un'opposizione più immediata. Questa all'incirca la risposta: "Se tutti i poveri cominciano a presentarsi qui e chiedere denaro per i loro figli, i singoli non saranno mai soddisfatti e lo stato andrà in rovina. E gli antenati hanno sì consentito di uscire, in certi casi, dall'ordine del giorno e di proporre, negli interventi, temi di utilità generale, ma non certo per esporre affari privati e accrescere il nostro personale patrimonio, creando di conseguenza malcontento verso il senato e il principe, sia in caso di aiuto concesso che rifiutato. Non è infatti una preghiera questa, bensì una pretesa, intempestiva e inattesa, mentre i senatori son qui riuniti per altri motivi, questo alzarsi d'un tratto e far pressione sulla discrezione del senato col numero e l'età dei propri figli, ed esercitare la stessa violenza su di me e quasi forzare l'erario, che, se lo avremo prosciugato coi favoritismi, lo dovremo rimpinguare con angherie. Il divo Augusto ti ha dato, Ortalo, del denaro, ma non costretto né a patto che sempre te ne sia dato. Del resto, se nessuno più nutrirà in sé timori e speranze, lo spirito d'iniziativa infiacchirà, si diffonderà l'indolenza e tutti aspetteranno tranquilli le sovvenzioni altrui, apatici quanto a sé e di peso a noi". Queste e simili parole, benché intese con segni di assenso da parte di quanti usano lodare ogni iniziativa del principe, buona o meno buona, furono accolte dai più nel silenzio o con soffocati mormorii. Se ne accorse Tiberio; e, dopo una breve pausa, dichiarò di aver risposto a Ortalo; ma, se al senato pareva giusto, avrebbe dato duecentomila sesterzi a ciascun figlio di sesso maschile. Da altri vennero ringraziamenti; Ortalo tacque, per paura o forse conservando la dignità del suo antico nome pur nell'indigenza della sua condizione. Né Tiberio in seguito ebbe più compassione, benché la casa di Ortensio franasse in un'avvilente miseria.