Traduzione di Paragrafo 37, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Censusque quorundam senatorum iuvit. Quo magis mirum fuit quod preces Marci Hortali, nobilis iuvenis, in paupertate manifesta superbius accepisset. Nepos erat oratoris Hortensii, inlectus a divo Augusto liberalitate decies sestertii ducere uxorem, suscipere liberos, ne clarissima familia extingueretur. Igitur quattuor filiis ante limen curiae adstantibus, loco sententiae, cum in Palatio senatus haberetur, modo Hortensii inter oratores sitam imaginem modo Augusti intuens, ad hunc modum coepit: 'patres conscripti, hos, quorum numerum et pueritiam videtis, non sponte sustuli sed quia princeps monebat; simul maiores mei meruerant ut posteros haberent. Nam ego, qui non pecuniam, non studia populi neque eloquentiam, gentile domus nostrae bonum, varietate temporum accipere vel parare potuissem, satis habebam, si tenues res meae nec mihi pudori nec cuiquam oneri forent. Iussus ab imperatore uxorem duxi. En stirps et progenies tot consulum, tot dictatorum. Nec ad invidiam ista sed conciliandae misericordiae refero. Adsequentur florente te, Caesar, quos dederis honores: interim Q. Hortensii pronepotes, divi Augusti alumnos ab inopia defende.'

Traduzione all'italiano


Tiberio provvide poi a riassestare il patrimonio di alcuni senatori. Tanto più sorprendente, quindi, l'eccessiva durezza con cui accolse le suppliche di Marco Ortalo, giovane nobile, notoriamente povero. Era costui nipote dell'oratore Ortensio, indotto dal divo Augusto, col generoso dono di un milione di sesterzi, a prendere moglie e a procreare figli, per evitare l'estinzione della sua nobile famiglia. Stavano dunque i suoi quattro figli dinnanzi alla soglia della curia, quando egli, al momento di prendere la parola - la seduta del senato si teneva a Palazzo - volgendo gli occhi ora all'effigie di Ortensio, collocata fra quella degli oratori, ora a quella di Augusto, così cominciò: "Senatori, questi figli, di cui vedete il numero e la giovanissima età, ho io generato non per mio spontaneo volere, ma perché a ciò il principe mi esortava; peraltro, i miei antenati avevano meritato di avere dei discendenti. Ora io che, per un seguito di circostanze, non ho potuto ricevere o procurarmi né denaro, né favore popolare, né eloquenza - bene ereditario della nostra famiglia - sarei stato pago se le mie povere sostanze non fossero un disonore per me e un onere per altri. Su ordine dell'imperatore ho preso moglie. Ecco la stirpe e la progenie di tanti consoli, di tanti dittatori. E ciò ricordo non per suscitare malanimo, ma per ricevere comprensione. Ricopriranno, o Cesare, nella gloria del tuo potere, quelle cariche che vorrai loro assegnare: intanto salva dalla miseria i pronipoti di Quinto Ortensio, i pupilli del divo Augusto."