Traduzione di Paragrafo 31, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Responsum est ut senatum rogaret. Cingebatur interim milite domus, strepebant etiam in vestibulo ut audiri, ut aspici possent, cum Libo ipsis quas in novissimam voluptatem adhibuerat epulis excruciatus vocare percussorem, prensare servorum dextras, inserere gladium. Atque illis, dum trepidant, dum refugiunt, evertentibus adpositum cum mensa lumen, feralibus iam sibi tenebris duos ictus in viscera derexit. Ad gemitum conlabentis adcurrere liberti, et caede visa miles abstitit. Accusatio tamen apud patres adseveratione eadem peracta, iuravitque Tiberius petiturum se vitam quamvis nocenti, nisi voluntariam mortem properavisset.

Traduzione all'italiano


Gli fu risposto di rivolgersi al senato. La casa intanto veniva circondata da soldati; vociavano costoro anche nell'atrio, per farsi sentire e vedere, mentre Libone, trovando un nuovo supplizio in quelle stesse vivande che s'era fatto apprestare per godersi un ultimo piacere, pregava che qualcuno lo uccidesse, afferrava la destra dei servi, cercava di mettere loro in mano una spada. Costoro, nel ritirarsi in preda al panico, rovesciano un lume posto sulla mensa ed egli, in quelle tenebre per lui cariche di morte, levò il ferro a colpirsi il ventre due volte. Al gemito del caduto accorsero i liberti, e i soldati, constatata la morte, si allontanarono. Il processo ebbe nondimeno seguito, con la stessa serietà, davanti al senato, e Tiberio giurò sulla sua intenzione di intercedere per la vita di Libone, pur colpevole, se quello non avesse affrettato di sua mano la morte.