Traduzione di Paragrafo 29, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Libo interim veste mutata cum primoribus feminis circumire domos, orare adfinis, vocem adversum pericula poscere, abouentibus cunctis, cum diversa praetenderent, eadem formidine. Die senatus metu et aegritudine fessus, sive, ut tradidere quidam, simulato morbo, lectica delatus ad foris curiae innisusque fratri et manus ac supplices voces ad Tiberium tendens immoto eius vultu excipitur. Mox libellos et auctores recitat Caesar ita moderans ne lenire neve asperare crimina videretur.

Traduzione all'italiano


Libone intanto, vestitosi a lutto e accompagnato da donne della prima nobiltà, bussava a varie porte, pregava i parenti, chiedeva una voce in sua difesa di fronte al pericolo, però tutti si schermivano coi pretesti più disparati, ma con identico panico. Il giorno della causa in senato, stremato dalla paura e dalla depressione, oppure, secondo la versione di altri, fingendo una malattia, si fece portare in lettiga all'ingresso della curia, dove, sorretto dal fratello e in atto di tendere, tra parole di supplica, le mani verso Tiberio, viene da questi accolto con volto impenetrabile. Un attimo dopo Cesare legge l'atto d'accusa coi nomi dei presentatori, con tono di voce impassibile, perché non sembrasse sminuirne o accentuarne la gravità.