Traduzione di Paragrafo 28, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Vt satis testium et qui servi eadem noscerent repperit, aditum ad principem postulat, demonstrato crimine et reo per Flaccum Vescularium equitem Romanum, cui propior cum Tiberio usus erat. Caesar indicium haud aspernatus congressus abnuit: posse enim eodem Flacco internuntio sermones commeare. Atque interim Libonem ornat praetura, convictibus adhibet, non vultu alienatus, non verbis commotior (adeo iram condiderat); cunctaque eius dicta factaque, cum prohibere posset, scire malebat, donec Iunius quidam, temptatus ut infernas umbras carminibus eliceret, ad Fulcinium Trionem indicium detulit. Celebre inter accusatores Trionis ingenium erat avidumque famae malae. Statim corripit reum, adit consules, cognitionem senatus poscit. Et vocantur patres, addito consultandum super re magna et atroci.

Traduzione all'italiano


Quand'ebbe racimolato sufficienti testimoni e schiavi informati su ciò, chiede udienza al principe, dopo averlo già messo al corrente sulle accuse e sull'accusato mediante il cavaliere romano Flacco Vesculario intimo di Tiberio. Quest'ultimo, pur non spregiando la delazione, negò l'udienza: infatti, tramite Flacco, era sempre possibile comunicare. Intanto conferisce a Libone la dignità della pretura, lo ammette alla sua tavola senza mostrare nello sguardo l'avversione e nelle parole le emozioni (fino a tanto aveva saputo nascondere l'interna ira); e, pur potendo reprimere ogni suo detto e ogni suo gesto, preferiva conoscerli, fino a che un tal Giunio, sollecitato da Libone a evocare le ombre dei morti, non denunciò il fatto a Fulcinio Trione. Era costui, tra i delatori, un personaggio famigerato per ingegno e assetato d'infamia: presenta subito una denuncia contro Libone, si rivolge ai consoli e chiede l'istruzione di un processo in senato. Vennero convocati i senatori, non senza preavviso che si trattava di questione seria e di gravità particolare.