Traduzione di Paragrafo 23, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Sed aestate iam adulta legionum aliae itinere terrestri in hibernacula remissae; pluris Caesar classi inpositas per flumen Amisiam Oceano invexit. Ac primo placidum aequor mille navium remis strepere aut velis inpelli: mox atro nubium globo effusa grando, simul variis undique procellis incerti fluctus prospectum adimere, regimen inpedire; milesque pavidus et casuum maris ignarus dum turbat nautas vel intempestive iuvat, officia prudentium corrumpebat omne dehinc caelum et mare omne in austrum cessit, qui tumidis Germaniae terris, profundis amnibus, immenso nubium tractu validus et rigore vicini septentrionis horridior rapuit disiecitque navis in aperta Oceani aut insulas saxis abruptis vel per occulta vada infestas. Quibus paulum aegreque vitatis, postquam mutabat aestus eodemque quo ventus ferebat, non adhaerere ancoris, non exhaurire inrumpentis undas poterant: equi, iumenta, sarcinae, etiam arma praecipitantur quo levarentur alvei manantes per latera et fluctu superurgente.

Traduzione all'italiano


L'estate era ormai avanzata; alcune legioni furono rimandate agli alloggiamenti invernali per via di terra, ma altre, le più, vennero da Cesare condotte su nave all'Oceano lungo l'Amisia. Dapprima la calma distesa del mare risuonava solo dei remi di mille navi o cedeva alla forza delle vele; poi da un nero cumulo di nubi si riversò la grandine e intanto marosi mutevoli, levati da una tempesta di venti ovunque spiranti, tolsero la vista e impedirono di mantenere la rotta. E i soldati, spauriti e ignari dei rischi del mare, recavano ai marinai impaccio o aiuti intempestivi e finivano per rendere inutili le manovre degli esperti. Allora il cielo e il mare furono interamente preda dell'Austro che, rinforzato da un'infinita distesa di nubi, dovute all'umidità delle terre e alla vastità dei fiumi della Germania, e reso più pungente dal rigido freddo delle vicine regioni del nord, trascinò via le navi e le disperse nella vastità dell'Oceano, su isole dalle ripide scogliere o infide per le secche nascoste. Evitate queste ultime per poco e a stento, le navi, al mutar della marea, che le trascinava nella direzione del vento, non poterono stare ferme all'ancora né essere svuotate dall'acqua irrompente: buttavano a mare cavalli, muli, salmerie, perfino armi, per alleggerire le carene che imbarcavano acqua dai fianchi, mentre onde enormi si riversavano loro addosso dall'alto.