Traduzione di Paragrafo 22, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Laudatis pro contione victoribus Caesar congeriem armorum struxit, superbo cum titulo: debellatis inter Rhenum Albimque nationibus exercitum Tiberii Caesaris ea monimenta Marti et Iovi et Augusto sacravisse. De se nihil addidit, metu invidiae an ratus conscientiam facti satis esse. Mox bellum in Angrivarios Stertinio mandat, ni deditionem properavissent. Atque illi supplices nihil abnuendo veniam omnium accepere.

Traduzione all'italiano


Elogiati i vincitori in adunata, Cesare innalzò un trofeo d'armi con un'iscrizione satura d'orgoglio: "Debellati i popoli tra Reno ed Elba, l'esercito di Tiberio Cesare a Marte, a Giove e ad Augusto questi ricordi consacra". Non una parola aggiunse di sé: temeva di suscitare gelosie oppure era pago della consapevolezza dell'impresa compiuta. Affida poi a Stertinio la guerra contro gli Angrivari, se non si fossero affrettati alla resa. E quelli, supplici e disposti a nulla rifiutare, ebbero il perdono di tutto.