Traduzione di Paragrafo 20, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Nihil ex his Caesari incognitum: consilia locos, prompta occulta noverat astusque hostium in perniciem ipsis vertebat. Seio Tuberoni legato tradit equitem campumque; peditum aciem ita instruxit ut pars aequo in silvam aditu incederet, pars obiectum aggerem eniteretur; quod arduum sibi, cetera legatis permisit. Quibus plana evenerant, facile inrupere: quis inpugnandus agger, ut si murum succederent, gravibus superne ictibus conflictabantur. Sensit dux inparem comminus pugnam remotisque paulum legionibus funditores libritoresque excutere tela et proturbare hostem iubet. Missae e tormentis hastae, quantoque conspicui magis propugnatores, tanto pluribus vulneribus deiecti. Primus Caesar cum praetoriis cohortibus capto vallo dedit impetum in silvas; conlato illic gradu certatum. Hostem a tergo palus, Romanos flumen aut montes claudebant: utrisque necessitas in loco, spes in virtute, salus ex victoria.

Traduzione all'italiano


Nulla di ciò sfuggì a Cesare: piani e posizioni, manovre scoperte e nascoste, tutto conosceva, e s'apprestava a volgere le astuzie dei nemici a loro danno. Al legato Seio Tuberone affida la cavalleria e la pianura; i fanti li schierò in modo che una parte entrasse nella foresta per una via pianeggiante, mentre un'altra superasse l'ostacolo dell'argine; scelse per sé il compito più difficile e il resto lo affidò ai legati. Quelli cui era toccata la via piana poterono avanzare di slancio, ma quanti dovevano attaccare l'argine, come se scalassero un muro, subivano dall'alto colpi terribili. Germanico comprese che questo combattimento ravvicinato era sfavorevole ai suoi e, fatte retrocedere un po' le legioni, ordina ai frombolieri di lanciare dardi e di scompigliare il nemico. Le macchine da guerra scagliarono aste, e quanto più i difensori stavano esposti, tanto più vennero centrati e abbattuti. Occupato il terrapieno, Cesare, alla testa delle coorti pretorie, guidò l'attacco nella foresta, e qui lo scontro fu corpo a corpo. Alle spalle del nemico si stendeva la palude, mentre il fiume o i monti chiudevano la via ai Romani: per entrambi, costretti sulle loro posizioni, la speranza era riposta nel valore, la salvezza nella vittoria.