Traduzione di Paragrafo 14, Libro 2 di Tacito

Versione originale in latino


Nox eadem laetam Germanico quietem tulit, viditque se operatum et sanguine sacri respersa praetexta pulchriorem aliam manibus aviae Augustae accepisse. Auctus omine, addicentibus auspiciis, vocat contionem et quae sapientia provisa aptaque inminenti pugnae disserit. Non campos modo militi Romano ad proelium bonos, sed si ratio adsit, silvas et saltus; nec enim inmensa barbarorum scuta, enormis hastas inter truncos arborum et enata humo virgulta perinde haberi quam pila et gladios et haerentia corpori tegmina. Denserent ictus, ora mucronibus quaererent: non loricam Germano, non galeam, ne scuta quidem ferro nervove firmata, sed viminum textus vel tenuis et fucatas colore tabulas; primam utcumque aciem hastatam, ceteris praeusta aut brevia tela. Iam corpus ut visu torvom et ad brevem impetum validum, sic nulla vulnerum patientia: sine pudore flagitii, sine cura ducum abire, fugere, pavidos adversis, inter secunda non divini, non humani iuris memores. Si taedio viarum ac maris finem cupiant, hac acie parari: propiorem iam Albim quam Rhenum neque bellum ultra, modo se patris patruique vestigia prementem isdem in terris victorem sisterent.

Traduzione all'italiano


Quella stessa notte portò a Germanico un sogno fausto: vide se stesso in atto di sacrificare e, per essersi il sangue delle vittime sparso sulla pretesta, gli parve di riceverne un'altra, più bella, dalle mani della nonna Augusta. Incoraggiato da quell'augurio, confermato dagli auspici, convoca l'assemblea e illustra le ponderate valutazioni e le scelte compiute in vista dell'imminente battaglia. Non solo le pianure - spiega - si prestavano per i Romani al combattimento, ma, a saperci fare, anche le balze e i boschi: infatti fra i tronchi degli alberi e i cespugli emergenti dal suolo, gli scudi immensi dei barbari e le lance smisurate non avevano la maneggevolezza dei giavellotti e delle spade e l'efficacia delle armature aderenti al corpo. Dovevano perciò infittire i colpi, mirando al volto con la spada: i Germani non avevano corazza né elmo e neppure scudi rinforzati con ferro o cuoio, bensì intrecci di vimini e leggere tavole dipinte; solo la prima fila, se così la si vuole chiamare, era armata di lance, gli altri impiegavano dardi corti o induriti in punta col fuoco. E avevano sÏ il corpo di feroce imponenza all'aspetto e adatto a brevi assalti, ma incapace di resistere alle ferite: si davano alla fuga insensibili al disonore, senza curarsi dei capi, pavidi nella disfatta, dimentichi di ogni legge umana e divina nel successo. Se i Romani, stanchi di marce per terra e di viaggi per mare, ne desideravano la fine, ecco l'occasione con questa battaglia; l'Elba era ormai più vicina del Reno, né oltre sarebbe andata la guerra, purché fossero riusciti ad assicurargli la vittoria in quella terra, nella quale stava ripercorrendo le tracce del padre e dello zio.