Traduzione di Paragrafo 9, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Tunc consulto senatus Cassio et Silano exilia decernuntur: de Lepida Caesar statueret deportatusque in insulam Sardiniam Cassius, et senectus eius expectabatur. Silanus tamquam Naxum deveheretur Ostiam amotus, post municipio Apuliae, cui nomen Barium est, clauditur. Illic indignissimum casum sapienter tolerans a centurione ad caedem misso corripitur; suadentique venas abrumpere animum quidem morti destinatum ait, sed non remittere percussori gloriam ministerii. At centurio quamvis inermem, praevalidum tamen et irae quam timori propiorem cernens premi a militibus iubet. Nec omisit Silanus obniti et intendere ictus, quantum manibus nudis valebat, donec a centurione vulneribus adversis tamquam in pugna caderet.

Traduzione all'italiano


Un decreto del senato sancisce allora l'esilio di Cassio e di Silano: su Lepida la decisione l'avrebbe presa Cesare. Cassio fu deportato in Sardegna, e si contava, per la sua morte, sulla vecchiaia. Silano, trasferito a Ostia, per l'attesa deportazione a Nasso, viene relegato in una cittadina della Puglia, di nome Bario. Affrontava là con saggia rassegnazione il suo più che immeritato destino, ma lo arresta un centurione inviato a ucciderlo. Volendo costui convincerlo a tagliarsi le vene, Silano gli rispose di aver l'animo fermamente deciso a morire, ma di non voler togliere al sicario la gloria di portare a termine il suo incarico. A questo punto il centurione, vedendolo bensì disarmato, ma assai robusto e più vicino a una reazione furiosa che non alla paura, dà ai soldati l'ordine di finirlo. Non per questo smise Silano di opporre resistenza e di sferrare colpi, per quanto poteva, con le sole mani, finché, colpito al petto dal centurione, cadde come un soldato in battaglia.