Traduzione di Paragrafo 6, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Post finem ludicri Poppaea mortem obiit, fortuita mariti iracundia, a quo gravida ictu calcis adflicta est neque enim venenum crediderim, quamvis quidam scriptores tradant, odio magis quam ex fide: quippe liberorum copiens et amori uxoris obnoxius erat. Corpus non igni abolitum, ut Romanus mos, sed regum externorum consuetudine differtum odoribus conditur tumuloque Iuliormn infertur. Ductae tamen publicae exequiae laudavitque ipse apud rostra formam eius et quod divinae infantis parens fuisset aliaque fortunae munera pro virtutibus.

Traduzione all'italiano


Dopo la fine dei giochi, Poppea trovò la morte, casualmente, in uno sfogo d'ira di Nerone, perché colpita, gravida, da un calcio del marito. Non mi convince l'ipotesi del veleno, benché alcuni storici ne parlino, ma spinti più dall'odio che indotti da valutazione serena: desiderava infatti figli da lei ed era preso d'amore per la moglie. Il corpo di Poppea non venne consumato dal fuoco, in base all'uso romano, bensì imbalsamato, secondo la consuetudine di sovrani barbari, e posto nel sepolcro della casa Giulia. Si tennero tuttavia cerimonie pubbliche e Nerone celebrò personalmente dai rostri la sua bellezza e l'essere lei stata madre di una bimba divina e gli altri doni della sorte, da lui scambiati per virtù.