Traduzione di Paragrafo 5, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Sed qui remotis e municipiis severaque adhuc et antiqui moris retinente Italia, quique per longinquas provincias lascivia inexperti officio legationum aut privata utilitate advenerant, neque aspectum illum tolerare neque labori inhonesto sufficere, cum manibus nesciis fatiscerent, turbarent gnaros ac saepe a militibus verberarentur, qui per cuneos stabant ne quod temporis momentum impari clamore aut silentio segni praeteriret. Constitit plerosque equitum, dum per angustias aditus et ingruentem multitudinem enituntur, obtritos, et alios, dum diem noctemque sedilibus continunnt, morbo exitiabili correptos. Quippe gravior inerat metus, si spectaculo defuissent, multis palam et pluribus occultis, ut nomina ac vultus, alacritatem tristitiamque coeuntium scrutarentur. Unde tenuioribus statim inrogata supplicia, adversum inlustris dissimulatum ad praesens et mox redditum odium. Ferebantque Vespasianum, tamquam somno coniveret, a Phoebo liberto increpitum aegreque meliorum precibus obtectum, mox imminentem perniciem maiore fato effugisse.

Traduzione all'italiano


Ma quanti erano giunti a Roma da municipi lontani, dove l'Italia manteneva ancora i severi costumi del tempo antico, o quanti venivano da province remote, in missione ufficiale o per motivi personali, non riuscivano a reggere, perché nuovi a simile degrado morale, a questo spettacolo e a questa umiliante fatica: si stancavano, perché non abituati, di battere le mani, creavano confusione tra gli altri, esperti di applausi, subendo spesso percosse da parte dei soldati, distribuiti in vari settori a controllare che neppure un istante passasse in applausi fuori tempo o in indolente silenzio. " notorio che parecchi cavalieri vennero schiacciati nel tentativo di attraversare angusti passaggi sotto la pressione della folla e che altri, a furia di star seduti al loro posto, giorno e notte senza interruzione, caddero vittime di malori mortali. Ma sarebbe stata più forte la paura, se non si facevano vedere allo spettacolo, data la presenza di agenti che, scopertamente molti, ma ancor più numerosi in segreto, spiavano i singoli e il loro volto e la partecipazione entusiastica o fredda degli intervenuti. Conseguenza: alla gente di poco conto si infliggeva subito la punizione; con le persone autorevoli, invece, si faceva finta di nulla al momento, ma scontavano il rancore più tardi. Si racconta che, tenendo Vespasiano gli occhi chiusi come se dormisse, sia stato rimproverato dal liberto Febo e protetto a fatica grazie all'intervento di persone più autorevoli, per sfuggire più tardi alla rovina imminente, solo perché il fato gli riservava un destino più alto.