Traduzione di Paragrafo 4, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Interea senatus propinquo iam lustrali certamine, ut dedecus averteret, offert imperatori victoriam cantus adicitque facundiae coronam qua ludicra deformitas velaretur. Sed Nero nihil ambitu nec potestate senatus opus esse . Dictitans, se aequum adversum aemulos et religione indicum meritam laudem adsecuturum, primo carmen in scaena recitat; mox flagitante vulgo ut omnia studia sua publicaret (haec enim verba dixere) ingreditur theatrum, cunctis citharae legibus obtemperans, ne fessus resideret, ne sudorem nisi ea quam indutui gerebat veste detergeret, ut nulla oris aut narium excrementa viserentur. Postremo flexus genu et coetum illum manu veneratus sententias indicum opperiebatur ficto pavore. Et plebs quidem urbis, histrionum quoque gestus iuvare solita, personabat certis modis plausuque composito. Crederes laetari, ac fortasse laetabantur per incuriam publici flagitii

Traduzione all'italiano


Il senato intanto, nell'imminenza dei giochi Quinquennali, per evitare uno scandalo, offre all'imperatore la vittoria nel canto e vi aggiunge la corona dell'eloquenza; intendeva così gettare un velo sulla vergogna di una sua esibizione ai giochi. Ma Nerone, affermando di non aver bisogno di favoritismi e del potere del senato, convinto di conseguire la gloria meritata in condizione di parità coi concorrenti e davanti a giudici imparziali, recita, per cominciare, un carme sulla scena; poi, sotto le pressioni della folla, che lo invitava a esporre in pubblico tutte le sue abilità (e furono proprio queste le parole usate), fa il suo ingresso in teatro, attenendosi a tutte le regole imposte ai suonatori di cetra, e cioè a non sedersi, se stanco, a non asciugarsi il sudore, se non con la veste allora indossata, a non far intravvedere secrezione alcuna della bocca e del naso. Infine, piegato su un ginocchio, attendeva con finta trepidazione il verdetto dei giudici. E la plebe di Roma, solita ad assecondare anche i gesti degli istrioni, faceva risuonare il teatro di applausi ritmati, a comando. Poteva sembrare che esprimessero gioia, e forse così facevano, perché non pensavano alla vergogna che ricadeva su tutti.