Traduzione di Paragrafo 34, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Tum ad Thraseam in hortis agentem quaestor consulis missus vesperascente iam die. Inlustrium virorum feminarumque coetus frequentis egerat, maxime intentus Demetrio Cynicae institutionis doctori, cum quo, ut coniectare erat intentione vultus et auditis, si qua clarius proloquebantur, de natura animae et dissociatione spiritus corporisque inquirebat, donec advenit Domitius Caecilianus ex intimis amicis et ei quid senatus censuisset exposuit. Igitur flentis queritantisque qui aderant facessere propere Thrasea neu pericula sua miscere cum sorte damnati hortatur, Arriamque temptantem mariti suprema et exemplum Arriae matris sequi monet retinere vitam filiaeque communi subsidium unicum non adimere.

Traduzione all'italiano


Trasea stava in giardino quando gli fu mandato il questore del console, che ormai era sera. S'intratteneva con un folto gruppo di uomini e donne illustri, particolarmente intento ad ascoltare Demetrio, maestro della scuola cinica, col quale, per quello che si poteva arguire dall'espressione tesa del volto e da frasi udite, se il tono della voce si faceva più chiaro, discuteva sulla natura dell'anima e sulla separazione dello spirito dal corpo. Giunse allora Domizio Ceciliano, uno degli intimi, che riferì la decisione del senato. Trasea invita allora i presenti, in preda a lacrime e lamenti, ad allontanarsi in fretta e a non legarsi, coi rischi che già correvano, al destino di un condannato. Cerca di convincere poi Arria, che intendeva seguire la sorte del marito, secondo l'esempio della madre Arria, a rimanere in vita e a non togliere l'unico sostegno della figlia comune.