Traduzione di Paragrafo 32, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Loquentis adhuc verba excipit Soranus proclamatque non illam in provinciam secum profectam, non Plauto per aetatem nosci potuisse, non criminibus mariti conexam: nimiae tantum pietatis ream separarent, atque ipse quamcumque sortem subiret. Simul in amplexus occurrentis filiae ruebat, nisi interiecti lictores utrisque obstitissent. Mox datus testibus locus; et quantum misericordiae saevitia accusationis permoverat, tantum irae P. Egnatius testis concivit. Cliens hic Sorani et tunc emptus ad opprimendum amicum auctoritatem Stoicae sectae praeferebat, habitu et ore ad exprimendam imaginem honesti exercitus, ceterum animo perfidiosus, subdolus, avaritiam ac libidinem occultans; quae postquam pecunia reclusa sunt, dedit exemplum praecavendi, quo modo fraudibus involutos aut flagitiis commaculatos, sic specie bonarum artium falsos et amicitiae fallacis.

Traduzione all'italiano


Ancora parlava, quando Sorano prende a dire e proclama che la figlia non era andata in provincia con lui e che non aveva potuto, data l'età, conoscere Plauto e ch'era estranea alle accuse rivolte al marito: non coinvolgessero nel suo caso lei, colpevole solo di tanto affetto, e lui avrebbe accettato qualunque destino. E già si precipitava ad abbracciare la figlia accorrente, ma si interposero i littori a separarli l'uno dall'altra. Fu poi la volta dei testimoni; e, se grande era stata la compassione suscitata dalla spietatezza dell'accusa, altrettanto sdegno produsse la deposizione di Publio Egnazio. Costui, cliente di Sorano e, in quelle circostanze, fattosi comperare per la rovina di un amico, s'ammantava del prestigio d'essere filosofo stoico, ben addestrato a recitare, nel portamento e nelle parole, la parte della persona onesta, ma nel profondo perfido, subdolo e capace di celare un'avidità senza fondo. E, dopo che il denaro ebbe fatto affiorare questa avidità, ci ha offerto un esempio di come occorra guardarsi tanto da chi è impigliato nelle frodi e insozzato da infamie, quanto da chi, sotto falsa apparenza di pregevoli principi, è disposto a tradire gli amici.