Traduzione di Paragrafo 31, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Tum interrogante accusatore an cultus dotalis, an detractum cervici monile venum dedisset, quo pecuniam faciendis magicis sacris contraheret, primum strata humi longoque fletu et silentio, post altaria et aram complexa 'nullos' inquit impios deos, nullas devotiones, nec aliud infelicibus precibus invocavi quam ut hunc optimum patrem tu, Caesar, vos, patres, servaretis incolumem. Sic gemmas et vestis et dignitatis insignia dedi, quo modo si sanguinems et vitam poposcissent. Viderint isti, antehac mihi ignoti, quo nomine sint, quas artes exerceant: nulla mihi principis mentio nisi inter numina fuit. Nescit tamen miserrimus pater et, si crimen est, sola deliqui.'

Traduzione all'italiano


Alle domande dell'accusatore, se avesse venduto i gioielli della dote e si fosse privata della collana che portava al collo per avere il denaro necessario ai riti magici, si accasciò prima a terra in un lungo pianto, senza dir nulla, poi, abbracciando i gradini dell'altare e l'ara stessa: "Non ho invocato" disse "empi dèi né pronunciato formule magiche, né altro ho chiesto nelle mie infelici preghiere se non che tu, o Cesare, e voi, senatori, conservaste incolume questo mio ottimo padre. Ho dato le mie gemme, le mie vesti e i segni della mia dignità allo stesso modo con cui avrei dato il sangue e la vita, se me l'avessero chiesto. Tocca a questa gente, fino a poco fa a me ignota, rispondere del nome che portano e spiegare l'arte che esercitano: non ho mai pronunciato il nome del principe se non come dio fra gli dèi. Tuttavia il mio infelicissimo padre ignora tutto ciò, e, se colpa c'è, io sola l'ho commessa."