Traduzione di Paragrafo 30, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Atque interim Ostorius Sabinus, Sorani accusator, ingreditur orditurque de amicitia Rubelli Plauti, quodque proconsulatum Asiae Soranus pro claritate sibi potius accommodatum quam ex utilitate communi egisset, alendo seditiones civitatium. Vetera haec: sed recens et quo discrimini patris filiatn conectebat, quod pecuniam magis dilargita esset. Acciderat sane pietate Serviliae (id enim nomen puellae fuit), quae caritate erga parentem, simul imprudentia aetatis, non tamen aliud consultaverat quam de incolumitate domus, et an placabilis Nero, an cognitio senatus nihil atrox adferret. Igitur accita est in senatum, steteruntque diversi ante tribunal consulum grandis aevo parens, contra filia intra vicesimum aetatis annum, nuper marito Annio Pollione in exilium pulso viduata desolataque, ac ne patrem quidem intuens cuius onerasse pericula videbatur.

Traduzione all'italiano


Viene frattanto introdotto Ostorio Sabino, l'accusatore di Sorano; comincia il discorso dall'amicizia dell'accusato per Rubellio Plauto e dall'accusa che Sorano si era valso della carica di proconsole in Asia più per farsi un nome che per servire gli interessi dello stato, e cioè fomentando le tendenze ribelli di quelle città. Vecchie accuse: nuova invece, e tale da coinvolgere la figlia nello stesso rischioso destino del padre, quella a lei rivolta d'aver dato denaro a dei magi. Il fatto era sì accaduto per un gesto d'affetto di Servilia (questo il nome della ragazza) la quale, per amore verso il padre e con l'inesperienza della sua età, non aveva chiesto ai magi altro responso se non sull'incolumità della propria casa, e se Nerone sarebbe stato clemente e se l'inchiesta del senato non avrebbe portato a conseguenze tragiche. Viene dunque convocata in senato; davanti alla tribuna dei consoli vengono posti il padre anziano e la figlia non ancora ventenne, rimasta, per il recente esilio comminato al marito Annio Pollione, sola e sconsolata, e ora incapace di alzare gli occhi sul padre, la cui situazione si rendeva conto di aver aggravato.