Traduzione di Paragrafo 27, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


At postera luce duae praetoriae cohortes armatae templum Genetricis Veneris insedere; aditum senatus globus togatorum obsederat non occultis gladiis, dispersique per fora ac basilicas cunei militares. Inter quorum aspectus et minas ingressi curiam senatores, et oratio principis per quaestorem eius audita est: nemine nominatim compellato patres arguebat quod publica munia desererent eorumque exemplo equites Romani ad segnitiam verterentur: etenim quid mirum e longinquis provinciis haud veniri, cum plerique adepti consulatum et sacerdotia hortorum potius amoenitati inservirent. Quod velut telum corripuere accusatores.

Traduzione all'italiano


L'indomani, due coorti di pretoriani in armi presidiavano il tempio di Venere Genitrice. Un raggruppamento di pretoriani in toga, ma con le spade bene in vista, vigilava l'ingresso del senato, mentre pattuglie di soldati si aggiravano per piazze e basiliche. I senatori entrarono nella curia sotto gli occhi minacciosi di costoro, per ascoltare il discorso del principe, letto da un questore. Pur senza fare nomi, Nerone rimproverava i senatori di trascuratezza nei pubblici uffici e di offrire un esempio di lassismo ai cavalieri romani. Non c'era dunque da stupirsi - concludeva - che la gente non venisse più da province lontane, quando molti, dopo aver raggiunto il ruolo di console o cariche sacerdotali, preferivano dedicarsi ad abbellire i propri giardini. Gli accusatori afferrarono tale argomento come un'arma.