Traduzione di Paragrafo 23, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


At Baream Soranum iam sibi Ostorius Sabinus eques Romanus poposcerat reum ex proconsulatu Asiae, in quo offensiones principis auxit iustitia atque industria, et quia portui Ephesiorum aperiendo curam insumpserat vimque civitatis Pergamenae prohibentis Acratum, Caesaris libertum, statuas et picturas evehere inultam omiserat. Sed crimini dabatur amicitia Plauti et ambitio conciliandae provinciae ad spes novas. Tempus damnationi delectum, quo Tiridates accipiendo Armeniae regno adventabat, ut ad externa rumoribus intestinum scelus obscuraretur, an ut magnitudinem imperatoriam caede insignium virorum quasi regio facinore ostentaret.

Traduzione all'italiano


Un cavaliere romano, Ostorio Sabino, si era già offerto a sostenere l'accusa contro Barea Sorano, fin dal tempo in cui questi aveva terminato il suo proconsolato d'Asia, durante il quale aveva progressivamente inasprito l'aggressività del principe con le sue iniziative ispirate a senso di giustizia, e perché si era preso cura di ripulire dai detriti il porto di Efeso e non era intervenuto a punire la resistenza della città di Pergamo, sorta a impedire che Acrato, un liberto di Cesare, portasse via statue e dipinti. Ma l'accusa ufficiale si riferiva alla sua amicizia con Plauto e al suo comportamento demagogico, per assicurarsi il favore della provincia in vista di fini sovversivi. Per la condanna fu scelto il momento in cui Tiridate era giunto a Roma per l'investitura al regno di Armenia, perché, proprio quando l'attenzione era concentrata sulle vicende esterne, un delitto interno passasse inosservato, oppure per ostentare la potenza imperiale con l'uccisione di personalità illustri, quasi fosse un atto degno di un re.