Traduzione di Paragrafo 22, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Quin et illa obiectabat, principio anni vitare Thraseam sollemne ius iurandum; nuncupationibus votorum non adesse, quamvis quindecimvirali sacerdotio praeditum; numquam pro salute principis aut caelesti voce immolavisse; adsiduum olim et indefessum, qui vulgaribus quoque patrum consultis semet fautorem aut adversarium ostenderet, triennio non introisse curiam; nuperrimeque, cum ad coercendos Silanum et Veterem certatim concurreretur, privatis potius clientium negotiis vacavisse. Secessionem iam id et partis et, si idem multi audeant, bellum esse. 'ut quondam C. Caesarem' inquit 'et M. Catonem, ita nunc te, Nero, et Thraseam avida discordiarum civitas loquitur. Et habet sectatores vel potius satellites, qui nondum contumaciam sententiarum, sed habitum vultumque eius sectantur, rigidi et tristes, quo tibi lasciviam exprobrent. Huic uni incolumitas tua sine cura, artes sine honore. Prospera principis respuit: etiamne luctibus et doloribus non satiatur? Eiusdem animi est Poppaeam divam non credere, cuius in acta divi Augusti et divi Iuli non iurare. Spernit religiones, abrogat leges. Diurna populi Romani per provincias, per exercitus curatius leguntur, ut noscatur quid Thrasea non fecerit. Aut transeamus ad illa instituta, si potiora sunt, aut nova cupientibus auferatur dux et auctor. Ista secta Tuberones et Favonios, veteri quoque rei publicae ingrata nomina, genuit. Ut imperium evertant libertatem praeferunt: si perverterint, libertatem ipsam adgredientur. Frustra Cassium amovisti, si gliscere et vigere Brutorum aemulos passurus es. Denique nihil ipse de Thrasea scripseris: disceptatorem senatum nobis relinque.' extollit ira promptum Cossutiani animum Nero adicitque Marcellum Eprium acri eloquentia.

Traduzione all'italiano


Ma anche d'altro lo accusava Capitone: Trasea evitava di prestare, al principio d'anno, solenne giuramento, non presenziava alle cerimonie votive a favore dell'imperatore, benché appartenesse al collegio sacerdotale dei quindecemviri; non aveva mai fatto sacrifici per la salvezza del principe o a protezione della sua voce divina; proprio lui, prima assiduo in senato e infaticabile nell'esprimersi sempre a favore o contro anche in deliberazioni di scarsa importanza, non aveva messo piede nella curia da tre anni; e, in tempi recentissimi, quando tutti facevano a gara per colpire Silano e Vetere, aveva preferito occuparsi degli affari privati di suoi clienti. Era già questo - sosteneva - un atteggiamento sedizioso, un costituirsi in parte avversa, e se molti avessero osato fare come lui, sarebbe stata la guerra. "Come un tempo" proseguiva "questa città, avida di discordie, parteggiava per Gaio Cesare o per Marco Catone, così ora parla di te, o Nerone, e di Trasea. Il quale ha seguaci, o meglio affiliati, che non praticano ancora i suoi arroganti principi, ma ne assumono i toni e le pose, rigidi e austeri, per rinfacciarti la tua gioiosa esuberanza. Solo a costui la tua incolumità non importa, e nulla ai suoi occhi valgono le tue doti di artista. Lui solo non ha che disprezzo per i successi del principe: non è ancora sazio dei lutti e dei dolori imperiali? Con lo stesso spirito con cui disconosce la divinità di Poppea, non giura sugli atti del divo Augusto e del divo Giulio. Disprezza i culti, vanifica le leggi. Nelle province, tra gli eserciti, si leggono con morbosa attenzione i comunicati quotidiani del popolo romano, per sapere cosa Trasea non ha fatto. Dunque allineiamoci ai loro principi, se così è meglio, oppure togliamo di mezzo la guida e l'ispiratore di chi vuole sovvertire il presente. Questa setta ha già generato i Tuberoni e i Favonii, nomi sgraditi anche all'antica repubblica. Parlano di libertà per rovesciare l'impero, e, una volta rovesciato, attaccheranno anche la libertà. A nulla è servito togliere di mezzo Cassio, se si lasciano crescere e prosperare gli emuli dei Bruti. Infine, Nerone, tu non devi scrivere nulla su Trasea: permettici soltanto che sia arbitro il senato." Nerone incoraggia la furia di Cossuziano, già saturo di rancore, e gli affianca Eprio Marcello, forte di un'eloquenza aggressiva.