Traduzione di Paragrafo 17, Libro 16 di Tacito

Versione originale in latino


Paucos quippe intra dies eodem agmine Annaeus Mela, Cerialis Anicius, Rufrius Crispinus, C. Petronius cecidere, Mela etCrispinus equites Romani dignitate senatoria. Nam hic quondam praefectus praetorii et consularibus insignibus donatus ac nuper crimine coniurationis in Sardiniam exactus accepto iussae mortis nuntio semet interfecit. Mela, quibus Gallio et Seneca parentibus natus, petitione honorum abstinuerat per ambitionem praeposteram ut eques Romanus consularibus potentia aequaretur; simul adquirendae pecuniae brevius iter credebat per procurationes administrandis principis negotiis. Idem Annaeum Lucanum genuerat, grande adiumentum claritudinis. Quo interfecto dum rem familiarem eius acriter requirit, accusatorem concivit Fabium Romanum, ex intimis Lucani amicis. Mixta inter patrem filiumque coniurationis scientia fingitur, adsimilatis Lucani litteris: quas inspectas Nero ferri adeum iussit, opibus eius inhians. At Mela, quae tum promptissima mortis via, exolvit venas, scriptis codicillis quibus grandem pecuniam in Tigellinum generumque eius Cossutianum Capitonem erogabat quo cetera manerent. Additur codicillis, tamquam de iniquitate exitii querens ita scripsisset, se quidem mori nullis supplicii causis, Rufrium autem Crispinum et Anicium Cerialem vita frui infensos principi. Quae composita credebantur de Crispino, quia interfectus erat, de Ceriale, ut interficeretur. Neque enim multo post vim sibi attulit, minore quam ceteri miseratione, quia proditam G. Caesari coniurationem ab eo meminerant.

Traduzione all'italiano


Eccoci dunque. Pochi giorni dopo caddero tutti insieme Anneo Mela, Anicio Ceriale, Rufrio Crispino e Tito Petronio: Mela e Crispino erano cavalieri romani di dignità senatoria. Quest'ultimo, già prefetto del pretorio, decorato con le insegne consolari e da poco deportato in Sardegna con l'accusa di cospirazione, quando gli fu comunicato l'ordine di morire, subito si uccise. Mela, nato dagli stessi genitori di Gallione e di Seneca, aveva evitato di partecipare alla corsa verso le alte cariche pubbliche per una sorta di ambizione rovesciata, quella di eguagliare in potenza, lui semplice cavaliere romano, uomini di rango consolare; convinto anche com'era che la via più rapida per accumulare denaro fosse quella dei procuratori responsabili di amministrare i beni del principe. Era inoltre padre di Anneo Lucano, considerevole supporto ai fini della sua notorietà. Dopo la morte del figlio, si impegnò in un serrato contenzioso per riaverne il patrimonio, ma ciò gli scatenò contro un accusatore nella persona di Fabio Romano, un amico intimo di Lucano. Questi, falsificando una lettera di Lucano, fa credere all'esistenza di intese, sulla congiura, tra padre e figlio. Nerone, che aveva gola delle sue ricchezze, gettatovi uno sguardo frettoloso, ordinò di mostrarla a Mela. E Mela, scegliendo la via allora più rapida per morire, si tagliò le vene, dopo aver steso un documento in cui lasciava enormi ricchezze a Tigellino e al genero di lui, Cossuziano Capitone, per poter conservare il resto. Si dice anche che avesse steso una postilla, per lamentare l'ingiustizia della propria fine, affermando che moriva senza un valido motivo per subire l'esecuzione, mentre restavano in vita Rufrio Crispino e Anicio Ceriale, loro sì ostili al principe. Ma era convinzione diffusa trattarsi di un falso: verso Crispino, per giustificarne la morte, già avvenuta, quanto a Ceriale, perché fosse ucciso. Non molto dopo, infatti, egli si tolse la vita, compianto meno degli altri, perché lo si ricordava delatore di una congiura ordita contro Gaio Cesare.