Traduzione di Paragrafo 74, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Tum [decreta] dona et grates deis decernuntur, propriusque honos Soli, cum est vetus aedes apud circum, in quo facinus parabatur, qui occulta coniurationis [suo] numine retexisset; utque circensium Cerialium ludicrum pluribus equorum cursibus celebraretur mensisque Aprilis Neronis cognomentum acciperet; templum Saluti exstrueretur eius loco, ex quo Scaevinus ferrum prompserat. Ipse eum pugionem apud Capitolium sacravit inscripsitque Iovi Vindici, [quod] in praesens haud animadversum post arma Iulii Vindicis ad auspicium et praesagium futurae ultionis trahebatur. Reperio in commentariis senatus Cerialem Anicium consulem designatum pro sententia dixisse, ut templum divo Neroni quam maturrime publica pecunia poneretur. Quod quidem ille decernebat tamquam mortale fastigium egresso et venerationem hominum merito, [sed ipse prohibuit, ne interpretatione] quorundam ad omen [dolum] sui exitus verteretur: nam deum honor principi non ante habetur, quam agere inter homines desierit.

Traduzione all'italiano


Vengono allora decretati offerte e ringraziamenti agli dèi e particolari onori al Sole, che aveva un antico tempio presso il circo, dove si era organizzato l'attentato, perché aveva svelato, con la sua potenza, le trame nascoste della congiura; si stabilì inoltre che i giochi del circo in onore di Cerere fossero celebrati con più corse di cavalli, che il mese di aprile prendesse il nome da Nerone e che si innalzasse un tempio alla Salute nel luogo dove Scevino aveva preso il pugnale. Nerone consacrò personalmente in Campidoglio quel pugnale con la scritta "A Giove Vindice". Sul momento nessuno fece caso alla coincidenza, ma, dopo la rivolta di Giulio Vindice, venne interpretato come auspicio e presagio della futura vendetta. Trovo negli atti del senato che il console designato Ceriale Anicio propose di erigere, a pubbliche spese e al più presto, un tempio al divo Nerone. In verità Anicio lo proponeva perché il principe aveva superato i limiti della condizione mortale, meritandosi la venerazione degli uomini, ma Nerone respinse l'offerta, perché alcuni non intendessero il fatto come cattivo presagio della sua fine: non si attribuiscono, infatti, onori divini a un principe prima che abbia cessato di vivere tra gli uomini.