Traduzione di Paragrafo 73, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Sed Nero [vocato senatu], oratione inter patres habita, edictum apud populum et conlata in libros indicia confessionesque damnatorum adiunxit. Etenim crebro vulgi rumore lacerabatur, tamquam viros [claros] et insontes ob invidiam aut metum extinxisset. Ceterum coeptam adultamque et revictam coniurationem neque tunc dubitavere, quibus verum noscendi cura erat, et fatentur, qui post interitum Neronis in urbem regressi sunt. At in senatu cunctis, ut cuique plurimum maeroris, in adulationem demissis, Iunium Gallionem, Senecae fratris morte pavidum et pro sua incolumitate supplicem, increpuit Salienus Clemens, hostem et parricidam vocans, donec consensu patrum deterritus est, ne publicis malis abuti ad occasionem privati odii videretur, neu compostia aut obliterata mansuetudine principis novam ad saevitiam retraheret.

Traduzione all'italiano


Tornando a Nerone, questi, convocato il senato e tenutovi un discorso, fece seguire un editto al popolo e presentò la raccolta, in vari volumi, delle denunce e delle confessioni degli accusati. Nerone era infatti oggetto di aspri e frequenti attacchi da parte della gente, che lo riteneva responsabile, per gelosia e paura, della morte arrecata a personalità illustri e innocenti. D'altra parte chi s'era dato cura di gettar luce sugli avvenimenti, non ha avuto allora dubbi sul fatto che una congiura si fosse delineata, poi sviluppata e quindi repressa, e del resto la attestano quanti sono rientrati a Roma dopo la morte di Nerone. In senato intanto, dove tutti si abbassavano all'adulazione - e peggio chi più duramente aveva visto colpiti i propri cari - Salieno Clemente aggredì Giunio Gallione, impaurito per la morte del fratello Seneca e implorante salvezza per sé, chiamandolo nemico della patria e parricida, finché non fu messo a tacere dalla reazione unanime dei senatori, che lo ammonivano a non dare l'impressione che stesse sfruttando i pubblici mali per sfogare rancori personali, e a non lasciare spazio a nuove crudeltà del principe, riaprendo vicende ormai chiuse o dimenticate dalla sua clemenza.