Traduzione di Paragrafo 67, Libro 15 di Tacito

Versione originale in latino


Mox eorundem indicio Subrius Flavus tribunus pervertitur, primo dissimilitudinem morum ad defensionem trahens, neque se armatum cum inermibus et effeminatis tantum facinus consociaturum; dein, postquam urgebatur, confessionis gloriam amplexus interrogatusque a Nerone, quibus causis ad oblivionem sacramenti processisset, "oderam te," inquit. "nec quisquam tibi fidelior militum fuit, dum amari meruisti: odisse coepi, postquam parricida matris et uxoris, auriga et histrio et incendiarius extitisti." ipsa rettuli verba, quia non, ut Senecae, vulgata erant, nec minus nosci decebat militaris viri sensus incomptos et validos. Nihil in illa coniuratione gravius auribus Neronis accidisse constitit, qui ut faciendis sceleribus promptus, ita audiendi quae faceret insolens erat. Poena Flavi Veianio Nigro tribuno mandatur. Is proximo in agro scrobem effodi iussit, quam Flavus ut humilem et angustam increpans, circumstantibus militibus, "ne hoc quidem," inquit, "ex disciplina." admonitusque fortiter protendere cervicem, "utinam," ait "tu tam fortiter ferias!" et ille multum tremens, cum vix duobus ictibus caput amputavisset, saevitiam apud Neronem iactavit, sesquiplaga interfectum a se dicendo.

Traduzione all'italiano


Subito dopo, dietro denuncia dei medesimi, si abbatte la rovina sul tribuno Subrio Flavo, che in un primo tempo tentò la difesa adducendo la sua mentalità totalmente diversa, per cui non si sarebbe associato, per un obiettivo così grande, a persone inesperte di armi ed effeminate; ma poi, di fronte alla pressione delle accuse, scelse la gloria di un'aperta ammissione. E, interrogato da Nerone per quali ragioni avesse potuto dimenticare il giuramento prestato, rispose: "Ti odiavo. Nessun soldato ti è stato fedele più di me, finché hai meritato di essere amato. Ho cominciato a odiarti da quando sei diventato assassino di tua madre e di tua moglie e auriga e istrione e incendiario." Ho riferito testualmente le parole, perché, a differenza di quelle di Seneca, non sono state rese note, ed era altrettanto giusto che si conoscessero i sentimenti rudi ma forti di un soldato. Non risulta che, in quella congiura, abbiano dovuto ascoltare nulla di più pesante le orecchie di Nerone, il quale, se era pronto a commettere crimini, non era abituato a sentirsi imputare i gesti compiuti. L'esecuzione di Flavo venne affidata al tribuno Veianio Nigro. Questi ordinò di scavare una fossa in un campo vicino, e Flavo, come la vide bassa e stretta, disse, rivolto ai soldati circostanti, in tono di rimprovero: "Neppure questo è secondo il regolamento." E, invitato a porgere risoluto il collo, esclamò: "Sapessi tu colpire con altrettanta fermezza!" E quello, con la mano che tremava, gli tagliò la testa a fatica con due fendenti, ma poi si vantò, davanti a Nerone, della sua crudeltà, sostenendo di averlo ucciso con un colpo e mezzo.